Medtronic: una rete per combattere il gender gap in sanità

Medtronic: una rete per combattere il gender gap in sanità
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Nel 2011 in Italia le donne occupavano appena il 5% dei posti nei consigli di amministrazione delle società quotate in borsa. La legge Golfo-Mosca, introdotta quell’anno, ha imposto che la percentuale salisse almeno al 33%. Nove anni dopo, si può dire che la norma abbia dato i suoi frutti: le manager di alto profilo nel nostro Paese sono oggi il 38%, più della media europea (ferma al 24%).

La questione del gender gap è però tutt’altro che archiviata: nonostante siedano nei consigli di amministrazione, le donne restano comunque in gran parte escluse dai ruoli di vertice. Secondo i dati dell’Organizzazione internazionale del lavoro (aggiornati a maggio 2019), i benefici della diversità di genere iniziano a maturare quando le donne detengono il 30% delle posizioni dirigenziali, ma quasi il 60% delle imprese non riesce a raggiunge questo obiettivo.

Questi dati sono confermati anche dalla classifica di Dow Jones di gennaio 2019, Women CEOs of the S&P 500, secondo la quale la percentuale di donne che ricoprono ruoli di amministratore delegato nelle 500 principali compagnie del mondo si aggira intorno al 4,8% (pari a 24 aziende): un dato davvero esiguo se si pensa che il 44% dei dipendenti di queste imprese è composto proprio da donne.

Per cercare di cambiare rotta Medtronic ha scelto una data simbolica: l’11 febbraio, Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza. In questa data l’azienda ha lanciato il Women Network in HealthCare, il primo network di donne leader nel contesto sanitario per implementare una rete, ideare e realizzare progetti innovativi sulla leadership al femminile nella sanità.

“Con questa iniziativa vogliamo connettere donne leader nel settore sanitario affinché possano avviare iniziative per accelerare il processo di sviluppo del talento femminile e sostenere una cultura nella quale le donne abbiano un ruolo sempre più rilevante – ha spiegato all’evento di presentazione Michele Perrino, Presidente e Amministratore delegato di Medtronic Italia –. Questo è in linea con la visione di Medtronic e del nostro Hub italiano Minerva che vuole ispirare i leader della nostra realtà affinché le donne ricoprano una posizione decisionale nei processi aziendali a ogni livello. Una visione declinata dal nostro CEO per raggiungere entro il 2020 il 40% di leadership femminile in Medtronic”.

Il progetto è stato avviato all’XValue Lab, a Milano, nel corso dell’incontro promosso da Medtronic “Women Leader in HealthCare”, in cui 9 donne che ricoprono ruoli apicali in ambito sanitario hanno affrontato temi come l’empowerment, la conciliazione famiglia-lavoro, il fare squadra, il networking e la mentorship.

Il Pil aumenta con le donne manager
“Secondo le stime di Banca d’Italia, se in Italia avessimo gli stessi livelli di occupazione femminile di altri Paesi europei, il nostro Pil aumenterebbe del 7% – ha evidenziato Paola Testori Coggi, già Direttore Generale Salute e Consumatori della Commissione Europea – In Italia le donne lavorano al 49%, mentre la media europea è del 60, con punte nei Paesi del nord del 70%. Dove c’è maggior occupazione c’è anche una natalità più alta, conseguenza di migliori servizi di Welfare”. Il nostro Paese, infatti, è fanalino di coda anche per gli investimenti che riguardano la maternità e i servizi correlati: “Spendiamo 26 miliardi, contro i 53 della Francia e i 52 della Germania – ha continuato Testori Coggi – Tuttavia, non è solo un problema di soldi: dobbiamo certamente investire di più, ma anche avere strutture più efficienti, in grado di supportare le donne e non metterle di fronte alla scelta tra famiglia e carriera”.

Sulle quote rosa Patrizia Ravaioli, Senior Advisor Key2people, Commissario Esacri/ Fuori Quota, ha sottolineato come siano “una deviazione necessaria per tornare alla normalità. I risultati ottenuti finora sono importanti, ma non sufficienti. È importante la proroga di 9 anni che la legge ha ottenuto lo scorso dicembre in Parlamento. Tuttavia, è importante che cambi la cultura, non solo i membri dei Cda”.

Micaela Piccoli, Vice Presidente della Società Italiana di Chirurgia (Sic) è una delle 5 primario donna in chirurgia in Italia: “Negli ultimi 5 anni siamo passate da una a 5, ma i colleghi uomini sono 300 – ha notato dal palco – Oggi le studentesse di medicina sono in numero maggiore rispetto ai loro colleghi maschi, ma non è detto che questa proporzione si traduca davvero in un cambiamento a breve termine nelle posizioni apicali”.

Per Elena Bottinelli, CEO dell’Irccs Galeazzi e San Raffaele di Milano, “è importante che le donne combattano la paura di non essere all’altezza, nel lavoro e nella vita privata”. E Patrizia Presbitero, responsabile Cardiologia Humanitas Research Hospital, ha ricordato come la proverbiale capacità femminile di gestire più compiti nello stesso momento abbia consolidate basi scientifiche: “È dimostrato che le donne hanno una maggior connessione tra i due emisferi del cervello, fattore che garantisce loro una maggiore elasticità e propensione al multitasking. Il rovescio della medaglia? Non sono così maniacali come i colleghi uomini che si dedicano interamente a un’attività per molto tempo e spesso pagano questo fatto con posizioni di più basso livello”. Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 2019 le donne nel settore sanitario hanno rappresentato il 70% della forza lavoro, ma solo il 25% di esse ha occupato posizioni di leadership.

Estirpare gli stereotipi
Secondo il rapporto “Women in Business and Management: A Global Survey of Enterprises”, che ha analizzato i risultati di un’indagine su quasi 13.000 imprese in 70 Paesi, le imprese che attuano iniziative di promozione della diversità di genere — in particolare a livello senior — ottengono risultati migliori, tra cui un aumento significativo dei profitti. Oltre il 57% degli intervistati ha convenuto che le iniziative sulla diversità di genere hanno migliorato i risultati di impresa.

Gli ultimi dati disponibili pubblicati dal Ministero della Salute mostrano che in Italia nel 2017 i medici assunti erano 125.307, di cui poco più di un terzo donne (45.701). Quasi tutti i medici erano a tempo pieno ma dei 956 assunti part-time, ben 873 erano donne.

Guia Lanciani, Customer Service & Supply Chain Director Medtronic Italia, ha ammesso che “spesso le barriere più alte che ho dovuto superare sono state quelle esistenti nella mia testa. Siamo vittime di stereotipi molti potenti, che vedono la donna da una parte come morbida e materna, dall’altra, quando indossa i panni della manager, arrogante e prepotente. Ci ho messo del tempo per conciliare queste due visioni”.

E sui freni che le donne a volte di autoimpongono ha insistito anche Eliana Liotta, giornalista, scrittrice e divulgatrice scientifica: “Ai panel delle conferenze spesso sono tutti uomini. A volte sono le stesse donne che rifuggono dal palco perché non si sentono all’altezza. Dobbiamo imparare a prenderci i nostri spazi”.

Francesca Ratti di Women in Surgery ha evidenziato come “recentemente lo scenario in sala operatoria ma non solo è radicalmente cambiato. All’interno dell’ambito sanitario la proporzione uomo-donna sta cambiando. Dobbiamo farci i conti, sia da un punto di vista culturale, sia pratico, affrontando per esempio il nodo della genitorialità”.

Daniela Scaramuccia, Director, Industry Solutions and Business Development Ibm ha infine portato l’esperienza inclusiva della sua azienda, “da sempre attenta alle diversità, che sono viste come arricchimento culturale e non come ostacolo”.

Al termine della giornata, è stata ribadita la volontà di continuare a fare rete, scambiarsi esperienze e formare le giovani leve a combattere il gender gap.

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