IBD: accordo Johnson & Johnson e biotech USA per sviluppo candidati

14 febbraio, 2017 nessun commento


Johnson & Johnson ha dato in licenza all’azienda biotech americana Akebia Therapeutics i suoi farmaci in via di sviluppo che agiscono sul fattore indotto dall’ipossia (hypoxia-inducible factor – HIF), tra cui AKB-5169 (ex JNJ5169) in studio per il trattamento delle malattia infiammatorie croniche dell’intestino. L’unità J&J Innovation (JJDC) avrà, in cambio, una prelazione sull’acquisto, che potrà essere esercitata tutta o in parte nei prossimi cinque anni, con un pagamento ad Akebia per un massimo di cinque milioni di dollari. La prima parte dell’accordo prevede una tranche di un milione di dollari che Akebia verserà a J&J per avere accesso ai composti, che potrebbero essere usati in diverse aree terapeutiche. “Questo accordo di ricerca accelera la nostra strategia di sviluppare una serie di prodotti mirati a HIF che rispondano a bisogni non soddisfatti dei pazienti”, ha dichiarato il CEO e presidente di Akebia, John Butler.

 

Secondo l’azienda biotech “i primi dati su AKB-5169 hanno dimostrato che questo composto può essere differenziato dallo standard delle terapie sistemiche per ridurre l’infiammazione e guarire la mucosa nel sito della malattia”. Così, con un paio di nuovi studi, l’azienda conta di poter inviare un’application alla FDA entro i prossimi 12 o 18 mesi.

 

Il farmaco di Akebia in fase più avanzata di sviluppo è vadadustat, sempre uno stabilizzatore del fattore indotto dall’epilessia che alla fine dello scorso anno è stato al centro di un potenziale accordo con Otsuka per un co-sviluppo e un co-marketing. “Il programma di sviluppo di fase III di vadadustat resta il principale focus della nostra società – ha sottolineato Butler -, ma l’accordo con Janssen ci permette di approfondire le conoscenze in questo settore, in modo da accelerare i nostri sforzi per massimizzare i risultati”.

 

Johnson & Johnson, in Italia Janssen, ha dato in licenza all’azienda biotech americana Akebia Therapeutics i suoi farmaci in via di sviluppo che agiscono sul fattore indotto dall’ipossia (hypoxia-inducible factor – HIF), tra cui AKB-5169 (ex JNJ5169) in studio per il trattamento delle malattia infiammatorie croniche dell’intestino. L’unità J&J Innovation (JJDC) avrà, in cambio, “un interesse di proprietà”, che potrà essere utilizzato tutto o in parte nei prossimi cinque anni con un pagamento ad Akebia per un massimo di cinque milioni di dollari.

 

La prima parte dell’accordo prevede una tranche di un milione di dollari che Akebia verserà a Janssen per avere accesso ai composti, che potrebbero essere usati in diverse aree terapeutiche. “Questo accordo di ricerca accelera la nostra strategia di sviluppare una serie di prodotti mirati a HIF che rispondano a bisogni non soddisfatti dei pazienti”, ha dichiarato il CEO e presidente di Akebia, John Butler.

 

Secondo l’azienda biotech “i primi dati su AKB-5169 hanno dimostrato che questo composto può essere differenziato dallo standard delle terapie sistemiche per ridurre l’infiammazione e guarire la mucosa nel sito della malattia”. Così, con un paio di nuovi studi, l’azienda conta di poter inviare un’application alla FDA entro i prossimi 12 o 18 mesi.

 

Il farmaco di Akebia in fase più avanzata di sviluppo è vadadustat, sempre uno stabilizzatore del fattore indotto dall’epilessia che alla fine dello scorso anno è stato al centro di un potenziale accordo con Otsuka per un co-sviluppo e un co-marketing. “Il programma di sviluppo di fase III di vadadustat resta il principale focus della nostra società – ha sottolineato Butler -, ma l’accordo con Janssen ci permette di approfondire le conoscenze in questo settore, in modo da accelerare i nostri sforzi per massimizzare i risultati”.

 

 

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