HIV: il futuro terapeutico tra cocktail di farmaci e vaccini sperimentali

25 luglio, 2017 nessun commento


(Reuters Health) – A trent’anni dall’approvazione dei primi trattamenti contro l’AIDS arriva una nuova ondata di terapie, con dati positivi su nuovi cocktail di farmaci e vaccini in sperimentazione. Tutte queste novità, presentate nell’ambito dell’incontro annuale dell’International AIDS Society in corso a Parigi, potranno aiutare a combattere la resistenza che sempre più spesso il virus sviluppa – sulla quale recentemente l’OMS ha lanciato l’allarme – nonostante vengano utilizzate combinazioni di tre/quattro farmaci per il suo trattamento.

Lo stato dell’arte
La ricerca di medicinali più efficaci ha fatto dell’HIV uno dei settori su cui puntare per diverse aziende farmaceutiche, tra cui Gilead e GlaxoSmithKline. Nuovi dati clinici hanno per esempio confermato che bictegravir, di Gilead, somministrato insieme ad antiretrovirali più datati, sarebbe efficace quanto dolutegravir, di GSK, con un profilo di sicurezza simile. Così Gilead ha avviato la richiesta di approvazione del nuovo cocktail nel mese di giugno. Entrambi questi medicinali sono inibitori della integrasi, che si sono dimostrati estremamente efficaci nel bloccare la replicazione del virus dell’HIV. GSK, dal canto suo, ha presentato i risultati di uno studio di 96 settimane su una terapia a base di un’iniezione a lunga durata di azione da effettuare ogni quattro o otto settimane contenente un altro inibitore delle integrasi, cabotegravir, che ha dimostrato di funzionare anche meglio della terapia standard con compresse da prendere ogni giorno. Secondo GSK le combinazioni a due sono il futuro, soprattutto per il trattamento di pazienti sempre più anziani e più sensibili agli effetti collaterali di cocktail con tre o quattro farmaci. L’azienda inglese punta ad avere l’ok sulla sua combo entro la fine dell’anno, con l’obiettivo di conquistare il 10-20% del mercato, secondo l’opinione degli esperti. La concorrenza, comunque, è destinata ad intensificarsi. Merck, per esempio, ha in studio un farmaco ad azione ancora più lunga, con modalità di somministrazione transedermica.

Vaccino all’orizzonte?
Molti esperti, poi, ritengono che sia necessario un vaccino per arrestare la minaccia, anche se decenni di sforzi per svilupparne uno sono stati finora inutili. Ma gli scienziati non demordono. Un nuovo approccio pionieristico è stato presentato da Johnson & Johnson e un suo prodotto sarebbe pronto ad entrare in un trial clinico di fase IIb entro la fine dell’anno. Il prodotto avrebbe dato buoni risultati a livello di risposta immunitaria generata dalla somministrazione della dose. Un altro grande studio è in corso in Africa, con una versione modificata di un vaccino che avrebbe mostrato una riduzione del 31% delle infezioni in Thailandia, nel 2009. In entrambi i casi, i ricercatori puntano a una riduzione del 50% o più delle infezioni.

Fonte: Reuters Health News

(Versione italiana per Daily Health Industry)

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