Aids: in Europa a rischio obiettivo 2030 di eradicazione

30 novembre, 2016 nessun commento


(Reuters Health) – Lo sforzo globale di eradicare completamente l’epidemia di AIDS entro il 2030 sembra più lontano, stando ai risultati di un’indagine europea secondo la quale nel Vecchio Continente una persona su sette non sa di avere l’infezione da HIV. Il tempo che intercorre tra l’infezione e la diagnosi, poi, è di quattro anni, con quasi la metà delle persone che non scoprono la malattia prima di arrivare agli ultimi stadi.

Lo studio è stato condotto dall’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC) e pubblicato in occasione della giornata mondiale contro l’AIDS. Secondo la ricerca, nei 28 Stati membri più Norvegia, Islanda e Lichtenstein, 810mila persone avrebbero un’infezione da HIV, ma ben 122mila non saprebbero di aver contratto il virus. Andrea Ammon, che dirige ad interim l’ECDC, ha dichiarato che è preoccupante il fatto che il numero di nuove infezioni sia rimasto constante ogni anno per un decennio, richiamando l’attenzione sulla necessità di fare più test. “Questi risultati ci dicono che dobbiamo fare ancora molto, nonostante gli sforzi fatti per la prevenzione”, ha dichiarato Ammon.

30 mila nuove diagnosi nel 2015
Lo scorso anno ci sono state quasi 30mila nuove diagnosi, almeno secondo un rapporto stilato insieme all’Organizzazione Mondiale della Sanità. E Ammon ha soprattutto sottolineato i rischi di chi non sa di avere l’infezione. “Significa che queste persone non possono beneficiare di un trattamento precoce, che permette ormai di avere una vita quasi normale – ha spiegato l’esperta –senza considerare il fatto che costituiscono un pericolo per la società, perché queste persone possono trasmettere inconsapevolmente il virus”. La principale via di trasmissione dell’infezione in Europa sarebbe il sesso tra gli uomini, con un 42% delle diagnosi. Mentre il sesso tra donna e uomo sarebbe responsabile di meno di un terzo del totale delle infezioni. Infine, l’uso di droghe per via iniettabile sarebbe responsabile del 4% delle infezioni nelle zone considerate. Ammon ha chiesto di aumentare gli sforzi per promuovere l’auto-test a casa e ha dichiarato che i servizi sanitari dovrebbero offrire l’esame come parte dei test di routine. Fornire il test rapido nei bar frequentati da gay, per esempio, sarebbe un buon modo per raggiungere persone altrimenti non rintracciabili, ha dichiarato l’esperta.

Obiettivo 2030 a rischio
Lo scorso anno, i leader mondiali avevano raggiunto un accordo per mettere fine all’epidemia di AIDS entro il 2030, come parte di un piano per combattere povertà e disuguaglianze. Secondo Ammon, promuovendo la diagnosi precoce l’obiettivo non è irraggiungibile, dal momento che chi entra prima in terapia difficilmente svilupperà l’AIDS. E dal rapporto emergono anche le differenza tra i diversi Paesi, con un aumento delle diagnosi negli ultimi dieci anni in Grecia, Lituania, Romania e Polonia, e una diminuzione dei nuovi casi in Estonia e Portogallo. Secondo l’OMS, considerando una più ampia regione europea, che comprende anche la Russia, il numero di casi di HIV ha superato, per la prima volta, i due milioni. E quasi il 20% dei nuovi casi in Europa si concentra nei Paesi orientali. A livello mondiale, l’OMS stima invece che circa il 40% dei 37 milioni di persone che vivono con l’HIV non sanno di averlo.

Fonte: Reuters Health News

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