GSK-Gilead, chi scriverà il futuro della terapia dell’HIV?

3 novembre, 2017 nessun commento


(Reuters Health) – Nell’HIV è sempre più testa a testa fra GSK e Gilead. L’azienda californiana sembra godere di un vantaggio a breve termine, perché si sta muovendo nel solco della strategia ventennale rappresentata dalla triplice terapia il controllo del virus dell’AIDS, mentre GSK scommette più a lungo termine confidando nell’efficacia del suo farmaco star, dolutegravir, in combo con un altro. Se ci riuscirà nell’impresa, GSK potrebbe riscrivere gli standard di trattamento mettendo a disposizione una combo più economica  e con minori effetti collaterali. Gilead controbatte che l’idea potrebbe portare con sé il rischio della resistenza ai farmaci, perché il virus dovrà “sfuggire” a due soli farmaci e non più a tre. Insieme alla medicina respiratoria, il CEO di GSK, Emma Walmsley, ha fatto della cura all’HIV l’altro pilastro centrale della divisione prodotti farmaceutici dell’azienda britannica, dopo aver deciso di tagliare in altre aree.

Il quadro della situazione
Per Gilead, l’affermazione di un nuovo prodotto per l’HIV rappreesnterebbe un’opportunità per aumentare le vendite in un’area chiave dei prodotti antivirali, anche alla luce dell’instabilità che sta vivendo del suo business sull’epatite C. Deborah Waterhouse, che ad aprile è diventata responsabile del business HIV di ViiV Healthcare, azienda a maggioranza GSK, ha dichiarato che è pronta una “forte concorrenza”. ViiV, di cui anche Pfizer e Shionogi detengono un piccolo pacchetto azionario, dal 2013  vive del successo dell’inibitore dell’integrasi dolutegravir, già parte della tradizionale triplice terapia. Ora Gilead pone di fronte a dolutegravir un rivale altrettanto efficace, bictegravir, e il gruppo statunitense spera di guadagnare l’approvazione da FDA entro il 12 febbraio per lanciarlo con altri due farmaci, dando vita a una combinazione nota come BIC/F/TAF. Lo scontro diretto fra GSK e Gilead probabilmente non si giocherà solo sul terreno statunitense, dove il mercato sta rallentando, a causa dei prezzi molto elevati, pur rappresentando ancora il 65-70% delle vendite mondiali.

Fonte: Reuters Health News

(Versione Italiana per Daily Health Industry)

 

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