Genomica, un’industria da due mld di dollari. Con molte incognite etiche

7 aprile, 2017 nessun commento


(Reuters Health) – Con la riduzione dei costi della sintesi del DNA e le potenzialità che offre l’editing del genoma, un numero sempre maggiore di investitori guardano alla genomica come un settore dai grandi margini di crescita, nonostante le preoccupazioni a livello etico. Ed ecco perché personaggi di spicco come Matt Ocko – venture capitalist della Silicon Valley che ha fatto investimenti anche in Facebook, Uber e Zynga – ritengono che questo settore abbia superato il momento critico e sarebbe pronto a fornire una grande performance economico. “I meccanismi che sostengono e accelerano questo settore sono oggi più efficaci, a basso costo, più precise e ripetibili. Per questo hanno un valore potenzialmente dirompente”, ha dichiarato Ocko. Restano, comunque, incertezze sul futuro. In un incontro che si sta svolgendo a Londra gli esperti  hanno evidenziato come i costi della sintesi del DNA siano di circa 100 volte inferiori rispetto al 2003, . La conferenza – ospitata dall’Imperial College London e che ha riunisce scienziati e investitori – arriva a quattro settimane dall’annuncio di alcuni ricercatori che sarebbero vicini alla costruzione del genoma artificiale completo. Questo ambizioso progetto ha consentito di fare un enorme passo avanti verso la vita artificiale dal momento che il lievito – dal quale nel 2014 alcuni scienziati erano riusciti a “costruire” il primo cromosoma artificiale –   è un organismo le cui cellule contengono un nucleo, proprio come quelle umane. Il lavoro sul lievito mostra come il DNA possa essere manipolato su larga scala, con il codice genetico che viene trattato sempre di più come un linguaggio di programmazione binaria, in cui i due simboli 1 e 0 vengono sostituiti dalle quattro basi azotate A, T, G e C, che costituiscono i mattoni del DNA. Proprio la crescente attenzione all’informatica, inoltre, starebbe chiudendo il divario tra biologia e tecnologia tradizionale, anche se questa è un’area che resta imprevedibile, variabile e complessa. “Il DNA è visto come la prossima materia programmabile e molti investitori della Silicon Valley sono entusiasti di questo”, ha dichiarato John Cumbers, fondatore di SynBioBeta, una società che ha investito la cifra record di 1,21 miliardi di dollari a livello mondiale in questo settore nel 2016.

Lo stato dell’arte
Gli investimenti nella biologia sintetica sono triplicati rispetto a cinque anni fa, mentre il numero di imprese del settore è raddoppiato, arrivando a 411. E intanto stanno nascendo tutta una serie di nuove aziende, da quelle che producono nuove sostanze chimiche per chi sintetizza il DNA a quelle che forniscono i relativi software. Mentre il lavoro aumenta anche nel settore dell’editing dei geni, una tecnologia su cui puntano molte delle più importanti aziende farmaceutiche al mondo. L’obiettivo della biologia sintetica è infatti cambiato rispetto ai primi anni. Se inizialmente si puntava a realizzare potenti biocarburanti da alghe ingegnerizzate, oggi le aziende sono alla ricerca di prodotti di nicchia come potenti antidolorifici e antitumorali fatti nelle cellule del lievito o tessuti con nuove proprietà, come la cravatta di seta di ragno derivata dal lievito, prodotta dalla californiana Bolt Threads, o il parka con rivestimento sempre di seta di ragno fatta dalla giapponese Spiber. Contemporaneamente allo sviluppo del settore, aumentano però le critiche, soprattutto quando sono coinvolti il settore alimentare o l’ambiente. Così ci sono dubbi sulla vanillina sintetica derivata dal lievito o sul progetto di resuscitare un mammut adattando il genoma di un elefante asiatico, avanzato da un team di Harvard.

Fonte: Reuters Health

(Versione italiana per Daily Health Industry)

 

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