Farmindustria: settore in salute, l’Italia può diventare hub europeo

23 giugno, 2016 nessun commento


Occupazione, produzione e investimenti in ricerca e sviluppo in crescita. Il bilancio delle aziende del farmaco segnala un settore in salute. Ma se non cambia la governance si rischia di perdere il treno del futuro. È questo in sostanza il messaggio lanciato dall’Assemblea 2016 di Farmindustria a Roma e in cui le imprese del ‘pharma’ fanno il punto in un clima che vede il comparto alla vigilia, sia di importanti riforme, dalla governance alla riforma di Aifa, fino al più recente provvedimento sul payback e al nuovo contratto sui farmaci per l’epatite c che si sta ridiscutendo.

“Siamo un’industria in salute capace di competere a livello internazionale, che ha bisogno però di una nuova governance per garantire la sostenibilità del sistema. Ma basta con ricette economicistiche basate su visioni a silos e spazio invece alla valutazione delle terapie in funzione dei risultati clinici e del costo complessivo della cura” ha rilanciato il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzisecondo cui “Per una politica del farmaco orientata al futuro sono necessarie misure coraggiose come, ad esempio, prevedere che il miliardo e mezzo e più restituito dalle aziende con il payback sia investito per i farmaci innovativi”.

La fotografia di Farmindustria
Nella sua relazione, il presidente di Farmindustria si è soffermato su due punti.

Crescita dell’occupazione. Gli addetti nella farmaceutica sono aumentati dell’1%, soprattutto nei settori della produzione e ricerca (+3%), arrivando a un totale di 63.500. I nuovi assunti sono stati 6.000, il 20% in più rispetto ai 5 anni precedenti. E la metà sono under 30, a dimostrazione che le imprese guardano al futuro scommettendo sull’entusiasmo dei giovani.

Crescita della produzione. Il margine di incremento si attesta a oltre 30 miliardi, grazie alla forza trainante dell’export (22 miliardi, pari al 73%). Esportazioni che dal 2010 sono cresciute del 57% rispetto a una media dei Paesi UE del 33%. E poi gli investimenti, che sono arrivati a 2,6 miliardi (1,4 in R&S e 1,2 in produzione), con un aumento del 15% in due anni.

“Il valore della R&S è il valore della vita. Oggi siamo nell’età dell’oro dell’innovazione e non possiamo vivere come se fossimo in quella del bronzo” ha detto Scaccabarozzi. “Nella Ricerca, l’Italia può essere leader come dimostra l’incremento degli investimenti e le eccellenze che si affermano a livello internazionale ad esempio nelle biotecnologie, nelle terapie avanzate, nei vaccini, negli emoderivati e negli studi clinici. E nella produzione conferma nel 2015 di essere un hub europeo a un’incollatura dal primo posto della Germania, con la possibilità di superarla nel medio periodo”.

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