ESMO 2019/Roche: bene atezolizumab in monoterapia nel tumore al polmone

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Si è aperta venerdì 27 settembre l’edizione 2019 del Congresso dell’European Society of Medical Oncology (ESMO), con una platea di oltre 28mila medici.

“Anche se l’ESMO è principalmente un meeting scientifico, ciò che vogliamo è traslare, il prima possibile, gli avanzamenti della clinica alla pratica reale, per offrire le migliori cure al paziente”, ha sottolineato nel messaggio di benvenuto il presidente ESMO Josep Tabernero, del Val d’Hebron Hospital di Barcellona, spiegando anche l’importanza di avere un approccio multidisciplinare alla terapia.

Nella giornata di apertura sono stati presentati i risultati dello studio IMpower110, che ha valutato l’efficacia di atezolizumab di Roche in monoterapia in prima linea, rispetto alla chemioterapia da sola, in pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule squamoso e non squamoso in stadio avanzato, senza mutazioni ALK o EGFR.

Da un’analisi intermedia della sperimentazione, presentata da David Spigel, del Sarah Cannon Research Institute di Nashville, in Tennessee (USA), è emerso che la monoterapia con atezolizumab ha migliorato la sopravvivenza globale di 7,1 mesi rispetto alla sola chemioterapia, in pazienti con elevata espressione di PD-1, superiore o uguale al 50%, e indipendentemente dall’istologia tumorale.

Inoltre, la sicurezza della terapia è risultata in linea con il profilo di sicurezza già noto dell’inibitore di checkpoint. Lo studio, dunque, ha raggiunto l’endpoint primario, mentre l’analisi andrà avanti raccogliendo dati anche sui pazienti che non hanno un’iper-espressione di PD-1.

Secondo Filippo de Marinis, Direttore dell’Oncologia Medica Toracica dell’Istituto Europeo di Oncologia a Milano, “analizzando i dati, l’aumento della sopravvivenza, dopo i primi tre mesi critici, è del 41%, che arriva al 15% a un anno. Percentuali che confermano l’efficacia dell’immunoterapia”.

“Gli ultimi dati AIOM – ha proseguito De Marinis – evidenziano come in Italia il numero di diagnosi di tumore del polmone, circa 4.300, sia superiore al numero di morti per questa patologia, che non supera i 3.500, quando fino a qualche anno fa questi due valori erano sovrapponibili. Un dato che dimostra che c’è una sopravvivenza”.

L’immunoterapia, che può essere somministrata ai pazienti che hanno un’iper-espressione di PD-1, pari a circa il 30% di tutti i malati di carcinoma polmonare, ha sicuramente contribuito a migliorare le cure.

Oltre alla sopravvivenza, poi, “c’è il vantaggio di evitare la chemioterapia e i conseguenti pesanti effetti collaterali che questa comporta”, ha osservato De Marinis, soffermandosi anche sullo schema di somministrazione di atezolizumab che, venendo iniettato con un’infusione di circa 30 minuti da fare ogni tre settimane, “può essere vantaggioso soprattutto per chi vive lontano dai centri oncologici e che può andare, così, meno di frequente a sottoporsi ai trattamenti”, ha concluso l’oncologo.

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