Da farmaco a blockbuster. Ecco come si fa

21 novembre, 2016 nessun commento


Distinguersi a livello di indicazioni terapeutiche e avere una buona strategia commerciale: sono questi i due punti fondamentali a cui le aziende farmaceutiche dovrebbero puntare per far diventare i loro farmaci dei blockbuster. A evidenziarlo è un rapporto della società di consulenza statunitense Trinity Partners, che ha analizzato i dati sui medicinali approvati dalla FDA dal 2013 ad oggi, dando un valore da 1 a 22 dopo aver considerato “il successo commerciale relativamente allo sforzo fatto in ricerca e sviluppo”.

Sovaldi in testa
Non a caso, dunque, il farmaco di Gilead contro l’epatite C, Solvadi, ha superato tutti i concorrenti. È stato, infatti, il primo nella sua classe a non presentare effetti collaterali importanti e a far registrare elevati tassi di guarigione. Le vendite di Solvadi si sono attestate a 8,5 miliardi di dollari nel 2014, primo anno completo di mercato. Il suo prezzo iniziale era di 84mila dollari, poi diminuito a seguito delle richieste di sconti. Dietro a Solvadi troviamo Imbruvica, il farmaco contro alcune forme tumorali del sangue prodotto da Johnson & Johnson e AbbVie. Terza posizione per Tecfidera, la terapia contro la sclerosi multipla di Biogen. Imbruvica ha realizzato vendite per complessivi  730 milioni di dollari nel 2014, mentre Tecfidera, nello stesso anno, ha portato nelle casse dell’azienda biotech 2,9 miliardi di dollari.

Malattie croniche, un settore flat
Nel settore delle malattie croniche, come BPCO e diabete, non sono stati invece registrati grandi successi, “probabilmente per la poca differenziazione e per la performance commerciale limitata”, sottolineano i consulenti nel rapporto. Inoltre, i prezzi in questo settore hanno subito molte più pressioni. Per esempio Breo, di GlaxoSmithKline, che doveva essere l’upgrade di Advair (Seretide in Italia), si è classificato al diciannovesimo posto nella classifica, dal momento che non si è veramente distinto e ha fallito un trial che doveva dimostrarne il vantaggio rispetto al farmaco più datato. Così, nel 2014 Breo ha realizzato vendite per 110 milioni di dollari, contro gli otto miliardi di Advair. Invokana, di J&J,  rappresenta invece l’eccezione di questo settore, con il suo quarto posto in classifica. Elemento a favore di questo farmaco è l’innovativo meccanismo d’azione, che lo contraddistingue nell’affollato panorama degli antidiabetici. Invokana è infatti il primo medicinale della classe degli inibitori del co-trasportatore sodio glucosio di tipo 2 (SGLT2). Ma a fare la differenza, secondo il rapporto, è anche la strategia commerciale. Esempio calzante è quello Pomalyst, il farmaco per il trattamento del mieloma multiplo di Celgene che, secondo i consulenti di Trinity Parners “ha visto una buona performance commerciale rispetto al valore terapeutico percepito”. E questo nonostante la concorrenza di Kyprolis, di Amgen, e Farydak, di Novartis.

 

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