Colangite biliare: EMA approva Ocaliva (Intercept)

15 dicembre, 2016 nessun commento


L’EMA ha approvato l’acido obeticolico (Ocaliva, Intercept) per il trattamento della colangite biliare primitiva (conosciuta anche come cirrosi biliare primaria) in combinazione con l’acido ursodesossicolico (UDCA) negli adulti con una risposta inadeguata all’UDCA o come monoterapia negli adulti che non tollerano l’UDCA. Ocaliva è il primo nuovo trattamento disponibile per i pazienti europei con CBP da quasi 20 anni. Intercept ha presentato all’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) la richiesta di rimborsabilità di Ocaliva, per favorire un rapido ed adeguato accesso ai pazienti in Italia.L’acido obeticolico è un agonista del recettore farnesoide X (FXR).FXR è un regolatore chiave delle vie infiammatorie, fibrotiche, metaboliche e degli acidi biliari. Il farmaco aumenta il flusso biliare dal fegato e sopprime la produzione di acidi biliari nel fegato, riducendo così l’esposizione del fegato ai livelli tossici degli acidi biliari.

I dati a supporto dell’approvazione dell’EMA
La sottomissione del dossier di Ocaliva all’EMA si è basata sui dati dello studio registrativo di fase 3 POISE, che ha valutato la sicurezza e l’efficacia del farmaco in 216 pazienti affetti da CBP con risposta terapeutica inadeguata ad UDCA o che non erano in grado di tollerare quest’ultimo farmaco:

  • L’endpoint primario nello studio POISE era rappresentato dal raggiungimento di un livello di fosfatasi alcalina inferiore o uguale a 1,67 volte il limite superiore della norma, con una riduzione di almeno il 15% rispetto al basale, e un normale livello di bilirubina totale.
  • Il 46% dei pazienti nel braccio di trattamento con titolazione di OCA da 5-10 mg ed il 47% dei pazienti nel braccio di trattamento con OCA 10 mg ha raggiunto l’endpoint primario dello studio, rispetto al 10% dei pazienti trattati con placebo.

Oltre a POISE, l’acido obeticolico è stato studiato in due trial di fase 2. L’efficacia e la sicurezza del farmaco nel lungo termine sono state valutate nel corso di estensioni in aperto degli studi di fase 2 e 3. Tutti gli studi hanno raggiunto i loro endpoint primari, dimostrando una significativa riduzione nei livelli di ALP rispetto al placebo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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