Biogen: nuove evidenze su Tecfidera

1 Marzo, 2019 nessun commento


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Dopo essere stato metabolizzato, il dimetifumarato agirebbe attraverso una particolare regione del DNA per ridurre lo sviluppo delle cellule immunitarie che attaccano in modo errato il sistema nervoso centrale nella sclerosi multipla.

A fare nuova luce sul possibile meccanismo d’azione del farmaco più venduto di Biogen, Tecfidera, che nel 2018 ha venduto per 4,27 miliardi di dollari, è stato uno studio condotto da scienziati della City University di New York e della Icahn School of Medicine del Mount Sinai e pubblicato su Brain.

Per la ricerca, il team ha analizzato 35 pazienti a cui è stato somministrato Tecfidera e 16 trattati invece con Copaxone, di Teva.

Gli scienziati hanno raccolto campioni di sangue dai partecipanti e hanno misurato i livelli di cellule T nel cervello osservando i recettori delle citochine CCR4 e CCR6, implicate nello sviluppo della sclerosi multipla.

Dai risultati è emerso che i pazienti trattati con Tecfidera avevano i livelli più bassi di cellule T nocive rispetto agli altri gruppi. I ricercatori hanno quindi analizzato il modo in cui il farmaco ha ottenuto l’effetto immuno-modulante a livello epigenetico, evidenziando che Tecfidera altera l’espressione genica delle cellule T senza modificare la sequenza di DNA responsabile.

Da quanto osservato in vitro, poi, il farmaco andrebbe a ‘iper-metilare’ il sito delle cellule T CD4 che codifica miR-21, un microRNA che si pensa sia critico nella produzione di cellule T correlate alla sclerosi multipla. Un meccanismo che sarebbe dose-dipendente.

Secondo i ricercatori, le nuove evidenze potrebbero aiutare a trovare nuove terapie anche per altre malattie immuno-mediate che dipendono dalla sovraespressione di miR-21, come psoriasi, lupus eritematoso e malattia infiammatoria intestinale.

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