Apple, alle ricerca di big data con tre studi

12 Settembre, 2019 nessun commento


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Testare la capacità dell’Apple Watch di monitorare la salute cardiovascolare e la mobilità, i cambiamenti a livello dell’udito e salute e fertilità delle donne.

È questo l’obiettivo di tre studi che l’azienda di Cupertino ha in programma di lanciare e che saranno condotti attraverso una nuova applicazione.

Le ricerche saranno portate avanti in collaborazione con istituti accademici e ospedali e mirano a coinvolgere quasi tutti gli utenti dei prodotti Apple come possibili partecipanti allo studio. Il gigante tecnologico prevede infatti di rendere disponibile la sua app per il download gratuito entro la fine dell’anno.

Il precedente studio su Apple Watch era incentrato sul cuore e ha coinvolto 400mila persone negli USA in soli otto mesi, per individuare soggetti con ritmi cardiaci irregolari, ricollegabili alla fibrillazione atriale, grazie al tracker di frequenza cardiaca applicato allo smartwatch.

Le nuove ricerche comprendono uno studio a lungo termine sulla salute delle donne che sarà condotto insieme al National Institutes of Health’s, il National Institute of Environmental Health Sciences e la Harvard T. H. Chan School of Public Health.

Lo studio traccerà i cicli mestruali delle partecipanti e i problemi ginecologici, per aiutare a costruire uno strumento digitale che valuti il rischio che una donna ha di soffrire di ovaio policistico, infertilità e osteoporosi, nonché per monitorare gravidanza e le fasi di transizioni verso la menopausa.

Un altro studio, l’Apple Heart and Movement Study, che sarà condotto insieme alla American Heart Association e al Brigham and Women’s Hospital, mirerà a collegare biomarcatori digitali, come il ritmo della camminata e le rampe di scale salite, a ricoveri, cadute, salute cardiaca e qualità generale di vita.

Nel frattempo, l’azienda di Cupertino collaborerà con l’Università del Michigan per raccogliere dati sull’esposizione al suono e sull’impatto di questo sull’udito nel tempo. I risultati di quest’ultima ricerca saranno condivisi anche con l’Organizzazione Mondiale della Sanità che ha avviato il programma “Make Listening Safe”.

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