Antitumorali, un business che nel 2022 arriverà a 90 mld di dollari

18 gennaio, 2017 nessun commento


Più del mercato farmaceutico di Giappone e Cina del 2014 e pari a un quarto del mercato americano dello stesso anno. A tanto arriveranno le vendite dei primi 15 antitumorali nel 2022. A stimarlo è stata QintilesIMS, che ha valutato a 90 miliardi di dollari il giro d’affari per questi farmaci. Al primo posto tra i best sellers troviamo Revlimid, il farmaco di Celgene per il trattamento del mieloma multiplo. Nella zona alta della classifica, tre nuovi inibitori PD-1, anche detti inibitori di checkpoint, tra le più promettenti terapie nel settore oncologico. In particolare, al secondo posto si attwesta Opdivo, di Bristol-Myers Squibb, l’inibitore PD-1 contro il tumore del polmone non a piccole cellule e le forme metastatiche. Al terzo posto, invece, c’è Imbruvica, il primo inibitore della tirosin-chinasi di Bruton (BTK) approvato nel 2013 per il trattamento della leucemia linfatica cronica. Anche se gli immuno-oncologici sono in salita, comunque, più della metà dei primi 15 antitumorali saranno ancora anticorpi monoclonali, che, approvati per la prima volta nel 1990, sono rapidamente diventati la principale opzione terapeutica contro diversi tipi di cancro, in particolare per le forme che colpiscono il sangue. Tre di questi, prodotti da Roche, sono anticorpi di prima generazione che stanno per affrontare l’arrivo sul mercato di biosimilari. Anche se è difficile prevedere quanto queste ‘copie’ riusciranno a erodere le vendite degli originator, il fatto che continuino a rimanere in classifica indica che hanno ancora un ruolo importante. Invece farmaci come Velcade, di Takeda, per il trattamento del mieloma multiplo, o Zytiga, di Johnson & Johnson, per il tumore della prostata, potrebbero essere sostituiti dai nuovi farmaci. Gleevec, di Novartis, o Alimta, di Eli Lilly dovrebbero vedere diminuire i propri fatturati in diminuzione per l’arrivo sul mercato dei generici.

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