Antimicrobico resistenza, attesa per il 2021 la bozza di Piano. Finanziamenti per 40 mln di euro all’anno. L’annuncio a Camerae Sanitatis

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Per invertire la rotta, nel nostro Paese, è stato approvato nel 2017 il (Piano nazionale per il contrasto dell’antimicrobico-resistenza-PNCAR), scaduto nel 2020 ma prorogato al 31 dicembre 2021 dalla Conferenza Stato Regioni. Oggi, alla soglia della sua seconda scadenza, un apposito gruppo istituito presso il ministero della Salute è al lavoro per aggiornarlo. Anche alla luce della lezione del Covid.

“La bozza consolidata è attesa entro fine anno” e la lotta all’antimicrobico resistenza potrà contare su “40 milioni di euro all’anno a valere sul finanziamento per gli obiettivi prioritari del Piano sanitario nazionale”, ha detto Francesco Paolo Maraglino, Direttore Ufficio Prevenzione delle malattie trasmissibili e profilassi internazionale del Ministero della Salute, intervenendo alla puntata di Camerae Sanitatis, il format editoriale multimediale nato dalla collaborazione tra l’Intergruppo parlamentare Scienza & Salute e SICS editore, dedicata proprio al tema della “Antimicrobico resistenza, prevenzione del rischio e valore della pratica vaccinale” e promossa con il contributo non condizionato di Pfizer.

All’antimicrobico resistenza sarà dedicata anche una quota delle risorse messe in campo con il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Prnn). Le risorse per il progetto straordinario di formazione sulle infezioni ospedaliere si aggirano intorno agli 80 milioni di euro. L’obiettivo è formare 293.386 dipendenti del Ssn entro la fine del 2026.

C’è, però, un’altra importante arma da schierare contro l’antimicrobico resistenza. Sono i vaccini. Ma più numerose diventano le armi a disposizione, più necessario diventa l’utilizzo di un approccio integrato. Di questo sono convinti tutti gli ospiti intervenuti ieri a Camerae Sanitatis: Angela Ianaro, Presidente dell’Intergruppo Parlamentare Scienza&Salute; On. Silvana Nappi, XII Commissione Affari Sociali; Paolo Bonanni, Coordinatore Scientifico Board Calendario per la Vita; Francesco Paolo Maraglino, Direttore Ufficio Prevenzione delle malattie trasmissibili e profilassi internazionale del Ministero della Salute; Anna Teresa Palamara, Direttore Dipartimento Malattie Infettive ISS; Walter Ricciardi, Professore Ordinario d’Igiene e Medicina preventiva Università Cattolica Sacro Cuore; Maurizio Sanguinetti, Professore Ordinario di Microbiologia e Microbiologia Clinica Università Cattolica – Presidente ESCMID (Società Europea di Microbiologia Clinica e Malattie Infettive); Ugo Trama, Dirigente Politica del farmaco e dispositivi della Regione Campania.

“La prima cosa da comprendere – ha evidenziato Angela Ianaro introducendo il dibattito – è che lotta all’antimicrobico resistenza va vista all’interno di un fenomeno globale. Non è solo l’utilizzo errato dei farmaci ad uso umano a favorire l’espansione di questo grave fenomeno, ma anche tutto ciò che concerne l’ambito veterinario, alimentare e ambientale. L’antimicrobico resistenza non colpisce solo in ospedale, ma si sviluppa e cresce sul territorio, tra la comunità. È un fenomeno naturale, che però l’uomo, con i suoi comportamenti, ha lasciato crescere e peggiorare. Il ruolo dell’uomo può essere, dunque, fondamentale anche per invertire la rotta. In un’ottica One Health”, ha detto la Presidente dell’Intergruppo Parlamentare Scienza&Salute.

Una battaglia da iniziare da subito, e in modo convinto, se è vero che, come ha detto Walter Ricciardi, “in Italia il fenomeno dell’antimicrobico resistenza aumenta a ritmi superiori che nel resto d’Europa”. Per Ricciardi il Piano nazionale PNCAR del 2017 ha rappresentato un passo fondamentale in questo percorso. Ma sulla sua applicazione hanno tuttavia inciso negativamente i due anni di emergenza Covid. Anche per questo, ha rilevato professore di Igiene della Cattolica, “persistono differenza importanti tra regione e regione, e anche tra gli ospedali di una stessa Regione”.

Proprio Ricciardi ha quindi evidenziato per primo, il ruolo che la pratica vaccinale può ricoprire in questo contesto. Ma il primo passo, per l’esperto di Igiene, resta di tipo organizzativo e gestionale, in particolare all’interno degli ospedali, dove si sviluppa il 75% delle infezioni. “Dall’indagine dell’Ecdc di qualche anno fa, sono emersi dati raccapriccianti: l’85% degli infermieri e il 35% dei medici non si lavavano le mani durante i turni assistenziali. Sono errori che abbiamo pagato e sui cui bisogna intervenire in modo deciso”.

Ad illustrare il dato sulle infezioni ospedaliere è stata Anna Teresa Palamara dell’Iss, che ha però invitato a non sottovalutare il restante 25% di infezioni correlate al territorio. “Sul territorio – ha spiegato Palamara – si selezionano molti ceppi resistenti, che a loro volta vengono successivamente introdotti in ambiente ospedaliero. L’uso di farmaci da parte delle persone sul territorio, la salute animali e la situazione ambiente rivestono un’importanza cruciale. Per questo serve un approccio globale”. Per l’esperta dell’Iss, tra le priorità, oltre alla questione organizzativa e formativa degli operatori all’interno degli ospedali, cita la “stewardship diagnostica”. “I laboratori di microbiologia – ha poi aggiunto – devono essere preparati, sia in termini di tecnologie che in termini di personale formato ad eseguire una corretta diagnosi nei tempi più ristretti possibili, tenendo conto che non tutti i test diagnostici sono ugualmente sempre ugualmente efficaci”.

Palamara ha poi voluto accendere i riflettori sulla necessità di sostenere la ricerca. “La ricerca può estrinsecarsi su diversi fronti: nuovi test diagnostici alle nuove strategie e ai nuovi vaccini. Stewardship diagnostica e ricerca sono i due pilastri su cui basare una lotta efficace all’antimicrobico resistenza”.

Francesco Paolo Maraglino ha quindi illustrato i punti su cui sta lavorando il gruppo di lavoro per la realizzazione del nuovo Piano, che si è riunito proprio ieri presso il ministero della Salute. “Potenzieremo l’approccio One Health. In questo senso, l’Italia ha un importante vantaggio sulla maggior parte dei Paesi europei, perché è uno dei pochi Governi in Europa ad avere posto la salute umana, quella animale e la sicurezza alimentare sotto lo stesso, unico Ministero. Un approccio integrato che si rispecchia anche sul territorio”.

Nel Piano, ha spiegato Maraglino, sono stati individuati sei ambiti di intervento: sorveglianza, prevenzione e controllo delle infezioni, uso corretto degli antibiotici – compresa “Antimicrobial Stewardship”, formazione, comunicazione e informazione, ricerca e innovazione.  L’obiettivo è “migliorare i livelli di consapevolezza e di informazione/educazione nei professionisti della salute, nei cittadini e negli stakeholders, monitorare il fenomeno dell’AMR e dell’uso degli antibiotici, migliorare la prevenzione e il controllo delle infezioni in tutti gli ambiti, ottimizzare l’uso di antimicrobici nel campo della salute umana e animale, aumentare/sostenere la ricerca e l’innovazione”. E finalmente, con il nuovo Piano, sarà possibile avere anche finanziamenti dedicati, superando una delle più grandi criticità evidenziate dall’esperto del ministero della Salute per il primo Pncar del 2016, cioè l’assenza di risorse da investire.

Per contrastare l’attuazione del Piano a macchia di leopardo, infine, saranno implementati i sistemi di monitoraggio, anche con la definizione, nel Piano, di specifici indicatori per la valutazione delle performance nelle varie Regioni italiane.

Che l’antimicrobico resistenza sia una priorità sanitaria è convinta anche Silvana Nappi, deputata del M5S e medico, che ha lanciato un invito alle aziende del farmaco per un impegno specifico in questo senso. “Ma serve anche porre più attenzione sui consumatori e sui medici prescritto, per evitare l’abuso di farmaci e antibiotici”, ha detto Nappi evidenziando come, anche in questo caso, le aziende del farmaco potrebbero portare il proprio contributo, ad esempio producendo confezioni di farmaci più piccole o personalizzate, “un po’ come già avviene negli Stati Uniti”. Soprattutto, però, per Nappi, “bisogna informare e formare, così da consentire ai medici prescrizioni sempre più appropriate e specifiche per il singolo bisogno, e scoraggiare nei cittadini abitudini scorrette come quelle dell’automedicazione, percepita come pratica innocua ma in realtà molto rischiosa”.

Quanto alla politica, per Nappi può sicuramente incidere sul sostegno alla ricerca e agli investimenti.

Al coordinatore scientifico del Board Calendario per la Vita, Paolo Bonanni, il compito di entrare nello specifico dei vantaggi della vaccinazione in questo ambito: “La vaccinazione è uno dei più importanti strumenti di prevenzione al mondo e uno dei migliori investimenti mai fatti in campo sanitario. Ma importante è anche il loro ruolo nell’antimicrobico resistenza”. Tra i vantaggi dei vaccini, Bonanni ha citato, ad esempio, il fatto di ridurre l’utilizzo di antibiotici: “Riducendo il rischio di influenze, diminuiscono le probabilità di assumere antibiotici”. Inoltre, ha osservato il coordinatore scientifico del Board Calendario per la Vita, “gli antibiotici vengono assunti quando già l’infezione è in corso, quindi dopo che si sono sviluppati centinaia o migliori di batteri nell’organismo. Con i vaccini l’ospite sviluppa immunità prima di incontrare il patogeno, quindi i batteri sono neutralizzati all’inizio dell’infezione e non si possono moltiplicare in modo controllato”.

Per Bonanni c’è, tuttavia, ancora poca conoscenza in merito ai vantaggi rappresentanti dai vaccini. Anche tra gli operatori sanitari: “Credo che sarebbe necessario promuovere dei corsi di formazioni che aiutino a comprendere cosa sono vaccini, come si sviluppano e come agiscono. Perché c’è davvero troppa confusione e poca conoscenza su questo, anche tra gli operatori sanitari”.

Maurizio Sanguinetti ha sottolineato anche la necessità di potenziare le Unità operative di Microbiologia, “ad oggi carenti sia negli ospedali che sul territorio”. Va potenziata la diagnostica, per il presidente Escmid. Anche allo scopo di un migliorare il monitoraggio sul territorio: “Circa il 25% delle infezione da germi multiresistenti sono tra la comunità. Questo significa che circolano tra le persone sane. Un fenomeno molto pericoloso, perché se non monitorato e intercettato con attenzione, il rischio di propagazione, anche tra le persone più fragili, diventa altissimo”.

A chiudere gli interventi, Ugo Trama, il dirigente per le politiche del Farmaco della Campania, Regione maglia nera sul fronte dell’Amr e che ha messo in campo da tempo strategie per arginare il fenomeno migliorando le sue performance. Per Trama c’è però ancora molto da fare. Tuttavia, ha aggiunto dall’esperienza del Covid è nata non solo più consapevolezza, ma anche nuovi modelli di dimostrata efficacia. “L’attività di contact tracing, che era già stata avviata per altre patologie, ha raggiunto la sua massima efficienza, con la sviluppo di una rete attenta e tempestiva”. Anche per Trama è importante puntare sui vaccini: “La Campania, in questo ambito, si è sempre dimostrata forte, con campagne vaccinali ben sostenute e quote di coperture consistenti”. Per Trama gli strumenti messi in campo a livello nazionale, anche nel corso dell’emergenza Covid, “hanno aperto scenari importantissimi”. Per quanto riguarda le vaccinazioni, ad esempio, “far scendere in campo anche le farmacie è stato strategico, soprattutto per raggiungere le persone nelle aree più disagiate”.

Per il dirigente campano è raro che esista una soluzione unica per una problematica, “ma mettendo insieme soluzioni diverse, spesso si riesce a raggiungere l’obiettivo”.

 

Lucia Conti

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