Alzheimer, studio NYU identifica nuovo obiettivo terapeutico

17 Giugno, 2019 nessun commento


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I segnali cerebrali definiti “increspature delle onde acute” (SPW-Rs) sostengano il consolidamento della memoria e la loro modulazione potrebbe rivestire un ruolo chiave nella messa a punto di nuovi farmaci per malattie neurodegenerative come l’Alzheimer.

Un team guidato dai ricercatori della New York University School of Medicine ha rilevato che modificando artificialmente la lunghezza delle SPW-Rs si potrebbe migliorare la memoria a breve termine dei ratti, offrendo così un approccio potenzialmente nuovo al trattamento di disturbi della memoria come l’Alzheimer.

Il team ha scoperto che, allungando queste onde, migliorava la capacità dei ratti di eseguire compiti che richiedevano l’uso della memoria a breve e a medio termine. I ricercatori hanno pubblicato i loro risultati sulla rivista Science.

Per lo studio, i rcercaotri della NYU hanno ideato dei labirinti, ricompensando i ratti con acqua zuccherata quando intraprendevano il percorso corretto, che cambiava tra la parte sinistra e quella destra del labirinto.

Quindi i roditori dovevano usare la memoria a breve termine per trovare la strada cercando il sentiero opposto a quello percorso precedentemente e ottenere il premio.

Le cellule nervose inviano impulsi elettrici per trasmettere informazioni complesse e coordinare i ricordi. L’ “attivazione” di questi segnali crea SPW-Rs che possono essere lette attraverso un EEG.

Piuttosto che stimolare a caso le increspature, i ricercatori hanno raddoppiato la durata delle SPW-Rs spontanee che le cellule cerebrali dei ratti presentavano quando eseguivano compiti di navigazione. Ne è emerso che gli animali con SPW-Rs estese erano dal 10% al 15% più bravi nel trovare il premio rispetto a quelli che non avevano i segnali alterati.Inoltre, le increspature estese reclutavano nelle loro sequenze neuroni che si attivano più lentamente.

Per provare come le SPW-Rs più lunghe siano benefiche per la memoria, il team della NYU le ha allungate nei ratti usando una procedura invasiva. “Il nostro prossimo passo sarà cercare di capire come le increspature delle onde acute possano essere prolungate usando mezzi non invasivi, attraverso farmaci ad hoc”, conclude il primo autore dello studio, Antonio Fernandez-Ruiz.

Recentemente gli studi clinici sulla malattia hanno subito numerose battute d’arresto. Biogen ed Eisai sono state costrette a interrompere lo sviluppo in fase 3 del loro farmaco anti beta-amiloide aducanumab, che è andato ad aumentare la lunga lista di tentativi falliti dei candidati contro la proteina amiloide.

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