Fibrosi cardiaca: la cureremo con le CART?

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L’Abramson Cancer Center dell‘Università della Pennsylvania ha il merito di aver sviluppato il trattamento oncologico CAR-T che alla fine ha dato origine a Kymriah di Novartis. Si tratta di una terapia personalizzata contro alcuni tumori del sangue basata su cellule e approvata dalla FDA nel 2017.

Ora, i ricercatori di Penn Medicine di Phildelphia stanno cercando di adattare questa tecnologia alle malattie cardiache.

Il team di Penn ha preso infatti di mira la fibrosi cardiaca, situazione cicatriziale comune nelle malattie del cuore che impedisce il corretto funzionamento dell’organo.

I ricercatori hanno modificato geneticamente le cellule T per rimuovere i fibroblasti che causano questa condizione e hanno dimostrato che la terapia potrebbe ridurre le cicatrici cardiache nei modelli murini. La rivista Nature ne ha pubblicato la ricerca.

Per programmare le cellule T in modo da riconoscere e attaccare i fibroblasti che danno problemi, i ricercatori hanno dovuto prima identificare una specifica proteina associata al processo di cicatrizzazione e, in seguito, hanno analizzato i modelli di espressione genica dei pazienti con malattie cardiache. Questa procedura li ha aiutati a scoprire il loro obiettivo: una proteina di attivazione dei fibroblasti (FAP) che si trova sulla superficie cellulare.

I ricercatori hanno riferito che, dopo aver progettato le cellule CAR-T per colpire la FAP, le hanno trasferite nei topi. Dopo un mese, i roditori hanno mostrato una riduzione della fibrosi cardiaca e anche miglioramenti nel funzionamento del cuore.

“L’eccessiva fibrosi cardiaca è un fattore importante nella progressione di varie forme di malattie cardiache verso l’insufficienza cardiaca. Tuttavia, gli interventi clinici e le terapie mirate alla fibrosi rimangono limitati”, ha scritto il team di lavoro. “Questi risultati forniscono la prova di come sia possibile sviluppare farmaci immunoterapici per il trattamento delle malattie cardiache”.

Diversi team di scienziati stanno studiando il potenziale delle cellule staminali per riparare i danni al cuore. Il mese scorso, ad esempio, ricercatori dell’Università di Washington e dell’Università di Cambridge hanno trovato una combinazione di cellule muscolari cardiache e cellule epicardiche, entrambe derivate da cellule staminali umane, che hanno ripristinato il muscolo cardiaco danneggiato e anche i vasi sanguigni in modelli murini.

Anche alcune aziende stanno perseguendo strategie basate sui geni per combattere le malattie cardiache. Renovacor, ad esempio, ha recentemente raccolto 11 milioni di dollari per sviluppare terapie mirate contro le mutazioni legate alla cardiomiopatia dilatativa.

Il gruppo di venture capital di Novartis ha guidato quel round di finanziamento. Anche Verve Therapeutics ha raccolto 58,5 milioni di dollari per studiare il potenziale dell’utilizzo della genetica per ridurre il rischio di malattia coronarica.

Il prossimo passo per il team Penn è quello di eseguire ulteriori studi per determinare se la FAP sia l’obiettivo ideale per le terapie CAR-T nelle malattie cardiache.

I ricercatori stanno anche prendendo in considerazione, per minimizzare gli effetti collaterali, l’aggiunta di un “kill switch” al trattamento CAR-T che hanno sviluppato.

Sono comunque fiduciosi che i risultati di questo studio sui topi dimostrino il potenziale dell’applicazione dell’immunoterapia alla cardiologia.

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