AstraZeneca, strategie per ampliare indicazioni di Imfinzi

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Con la giusta strategia di combinazione, Imfinzi, l’inibitore PD-L1 di AstraZeneca, potrebbe avere altre indicazioni oltre al trattamento del carcinoma polmonare non a piccole cellule. Ad affermarlo è stata la responsabile di Ricerca & Sviluppo in ambito oncologico dell’azienda inglese, Susan Galbraith, in occasione della conferenza JP Morgan.

Il farmaco ha appena raggiunto gli obiettivi terapeutici di prolungare la sopravvivenza in due studi di fase III sul tumore del tratto biliare di nuova diagnosi, sia in combinazione con la chemioterapia, sia come parte di un cocktail con tremelimumab – un anti CTLA4 sempre di AstraZeneca – nella terapia di prima linea del tumore del fegato.

In particolare, nello studio di prima linea sul cancro del fegato, denominato Himalaya, l’abbinamento Imfinzi-tremelimumab ha ridotto il rischio di morte del 22% rispetto al vecchio standard di cura. Dalle indicazioni raccolte in precedenti trial, le sperimentazioni si sono concentrate su un regime noto come ‘Stride’ che prevede una singola dose elevata di tremelimumab insieme a Imfinzi all’inizio del trattamento, seguito da Imfinzi da solo. La prima dose di anti CTLA4 funzionerebbe da stimolante del sistema immunitario. E con il corretto innesco, la risposta immunitaria dell’organismo può essere molto duratura, “con un miglioramento a livello di sopravvivenza”, ha spiegato Galbraith.

Nello studio Himalaya, il 40,5% dei pazienti trattati con il regime ‘Stride’ era ancora vivo a due anni, rispetto al 39,6% del gruppo trattato solo con Imfinzi e al 32,6% del gruppo trattato con la terapia standard Nexavar, di Bayer. A tre anni, il tasso di sopravvivenza era del 30,7% per Stride, contro il 24,7% con la monoterapia con Imfinzi e il 20,2% con Nexavar.

In un trial separato, con una riduzione del 20% del rischio di morte per cancro non operabile delle vie biliari mai trattato prima, la combo con Imfinzi ha migliorato la sopravvivenza in quei pazienti.

Nel frattempo, sono in corso studi per avanzare nelle prime linee di trattamento le combo, con AstraZeneca che sta conducendo lo studio di fase III Emerald-1 per studiare Imfinzi, anche insieme all’inibitore VEGF Avastin, di Roche, nei pazienti con tumore del fegato. I dati potrebbero arrivare entro la fine dell’anno. Un altro studio, Emerald-2, sta invece valutando l’immunoterapia da sola o insieme ad Avastin nella terapia adiuvante post-chirurgica nei pazienti con carcinoma epatico in fase iniziale ad alto rischio di recidiva.

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