Un accordo da 100 miliardi di dollari – da spalmare nei prossimi dieci anni – che lega in modo strutturale politica dei prezzi e politica industriale. È quello siglato da AbbVie con l’amministrazione guidata da Donald Trump: un’intesa triennale che segna un punto di svolta nelle negoziazioni sui farmaci negli Stati Uniti, integrando per la prima volta in modo esplicito l’impegno sulla produzione domestica all’interno del perimetro dell’accordo sui prezzi.
Nel dettaglio, AbbVie ha accettato di ridurre i prezzi di alcuni farmaci rimborsati da Medicaid e di ampliarne la distribuzione attraverso la piattaforma TrumpRx. In cambio, la multinazionale ha ottenuto esenzioni dai dazi sulle importazioni farmaceutiche e da futuri controlli sui prezzi.
I 100 miliardi di dollari saranno investiti in ricerca, sviluppo, progetti infrastrutturali e produzione negli Stati Uniti.
Un primo tassello concreto di questa linea è rappresentato dalla recente acquisizione e modernizzazione, per 175 milioni di dollari, di un impianto produttivo di dispositivi a Tempe, in Arizona, destinato a supportare terapie attuali e di nuova generazione in immunologia e neuroscienze.
AbbVie si aggiunge così a un elenco crescente di gruppi che hanno sottoscritto intese di tipo Most Favored Nation con l’amministrazione Trump; tra questi figurano Amgen, Boehringer Ingelheim, Bristol Myers Squibb, Genentech, Gilead Sciences, GSK, MSD, Novartis e Sanofi.