Vaccini antitumorali: un mercato da 7,5 miliardi di dollari entro il 2022

24 novembre, 2016 nessun commento


Resistenza ai farmaci ed effetti collaterali degli antitumorali più datati: ecco due motivi per passare alle nuove terapie, tra cui ci sono sicuramente quelle immunoncologiche, ma dove anche i vaccini, inizialmente deludenti, potrebbero recuperare. Così, il mercato globale per questi ultimi trattamenti potrebbe passare dai 2,5 miliardi di dollari del 2015 a 7,5 nel 2022. Un incremento del 17%, almeno secondo quanto stima un nuovo rapporto di GBI Research. Mentre un rapporto del 2015 di Infiniti Research parlava di una crescita di più del 27% entro il 2019.

Previsioni ottimistiche, che sarebbero dovute al fatto che ci sono 1.200 prodotti in via di sviluppo, pari al 17% di tutta la pipeline a livello oncologico, la più ampia di qualsiasi altra area terapeutica, almeno secondo l’analista Adam Bradbury. Inoltre, come mostra un recente rapporto di BioPharm Insight, per fare un confronto solo nel terzo trimestre di quest’anno, sono stati avviati 827 trial clinici contro i 671 dello stesso periodo del 2015. Secondo GBI Research, le nuove immunoterapie a base di CAR-T di Novartis, tisagenlecleucel-T, e di Kite Pharma, KTE-C19, potrebbero diventare campioni d’incassi nel 2022, qualora venissero approvate. “Ma i vaccini tumorali potranno contribuire in modo essenziale allo sviluppo di nuovi trattamenti contro leucemia, linfoma e mieloma”, ha aggiunto l’analista. E l’innovazione apportata a livello di tecnologie significa che per molti anni questi trattamenti avranno i brevetti protetti. Anche il primo vaccino terapeutico approvato dalla FDA nel 2010, Provenge di Dendreon, ora nelle mani di Valeant, ha ancora molta strada da fare prima della scadenza dei diritti. I cosiddetti inibitori di checkpoint, come Keytruda di Merck, che tolgono i freni al sistema immunitario in modo che possa riconoscere ed eliminare le cellule tumorali, stanno attualmente dominando il mercato delle immunoterapie, come ha sottolineato Bradbury. Ma “dal momento che i vaccini anti-cancro hanno spesso dei migliori profili di sicurezza rispetto all’immunoterapia – ha spiegato l’analista – sono candidati promettenti per i cocktail di farmaci”. E i primi studi sulle combo sono già partiti come quelli di Keytruda, di Merck, con GX-188E, di Genexine, contro i tumori indotti da HPV. E altre partnership sono state avviate tra Bristol-Myers Squibb e Bavarian Nordic e tra AstraZeneca e Inovio. L’unico vaccino contro il cancro che ad oggi ha fato registrare vendite da capogiro è Gardasil, di Merck, utilizzato per trattare l’infezione da papillomavirus, che sarebbe responsabile del tumore alla cervice, del tumore anale e del cancro a testa e collo.

 

 

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