Terapie CAR-T: il futuro passa per i nanobodie

16 Aprile, 2019 nessun commento


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Le terapie CAR-T ottenute dalle cellule immunitarie di ogni singolo paziente hanno rivoluzionato il trattamento di alcuni tumori del sangue, ma sono stati difficili da utilizzare contro i tumori solidi. Una parte del problema è dovuta al fatto che i tumori sono protetti da proteine ​​che impediscono alle cellule immunitarie di condurre un attacco efficace contro il cancro.

Gli scienziati del Boston Children’s Hospital e del Massachusetts Institute of Technology, con l’aiuto degli alpaca, hanno escogitato un modo per superare quella barriera.

Usando “nanobodies” realizzati sulla base di un tipo di anticorpo presente in questi camelidi, il team ha costruito cellule CAR-T in grado di riconoscere le proteine specifiche che proteggono i tumori.

Gli alpaca producono anticorpi nel sangue costituiti da due sole catene proteiche pesanti, una versione più piccola di quelli umani, composti da due catene pesanti e due leggere. I ricercatori hanno preso anticorpi di alpaca modellati chiamati nanobodies, li hanno addestrati a riconoscere determinate proteine protettive che circondano i tumori e li hanno attaccati alle cellule CAR-T.

In questo modo le cellule CAR-T sono state in grado di attaccare sia una proteina chiamata EIIIB che si trova nei vasi sanguigni che alimentano i tumori e anche un’altra, PD-L1, una sorta di “checkpoint” immunitario che impedisce alle cellule T di attaccare il cancro.

Quando hanno testato le cellule in modelli murini riguardanti il cancro del colon e il melanoma, i ricercatori hanno scoperto che la crescita del tumore era rallentata e la sopravvivenza migliorata.

I

, che si trovano anche nel sangue di cammelli e lama, sono stati di grande interesse per l’industria farmaceutica da quando sono stati scoperti 30 anni fa.

Sanofi ha destato scalpore lo scorso anno quando ha acquistato Ablynx, sviluppatore di nanobody, per 4,5 miliardi di dollari.

Questo investimento è stato recentemente ripagato con l’approvazione da parte della FDA di Cablivi per trattare la porpora trombotica trombocitopenica.

A novembre, gli scienziati dell’Istituto di ricerca di Scripps hanno descritto come hanno realizzato un vaccino universale contro l’influenza a base di nanobody immunizzando i lama e poi isolando gli anticorpi a dominio singolo dal loro sangue.

Un team dell’Università della California, Riverside, sta sviluppando anticorpi monoclonali dal cammello. Essi si legano alle metalloproteinasi, enzimi che possono svolgere un ruolo nel cancro, nell’asma, nella sclerosi multipla e anche in altre malattie.

“Il team del MIT-Boston Children sta studiando diversi impieghi per le sue cellule CAR-T”, dice il ricercatore Hidde Ploegh. Distruggere l’apporto di sangue ai tumori prendendo di mira EIIIB, ad esempio, “potrebbe forse migliorare la situazione. Penso che dovremmo considerarlo come parte di una terapia combinata”, aggiunge Ploegh

Una possibilità, ha detto, è quella di utilizzare i nanobodies per trasportare citochine i che stimolano l’immunità. Il team prevede di continuare a studiare le cellule CAR-T basate sui nanobody in altri tipi di tumore, compresi quelli del dotto pancreatico e del dotto biliare.

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