Novartis: dalla lezione di Entresto la strategia per canakinumab nel cardiovascolare

30 novembre, 2017 nessun commento


Entresto, farmaco contro l’insufficienza cardiaca prodotto da Novartis, negli Usa ha avuto un avvio commerciale lento nonostante le aspettative che prevedevano incassi di miliardi di dollari e i dati clinici fossero più che buoni. Per alcuni osservatori Usa, è tutta una questione di settore: se Entresto fosse stato un farmaco oncologico il lancio sarebbe stato eclatante. Il settore cardio-vascolare è più restio ad accettare i cambiamenti e il farmaco di Novartis si è scontraoa con la resistenza dei cardiologi non abituati a nuovi farmaci e con i payer che, temendo un duro colpo per il grande successo finanziario di Entresto, hanno messo in atto tutti i blocchi che potevano utilizzare. In questi giorni, il farmaco sta vendendo meglio; le decisioni prese all’inizio di quest’anno dall’American College of Cardiology sull’orientamento clinico sono andate a favore di Novartis, aiutando l’azienda a districarsi dalle difficoltà incontrate. Inoltre le prescrizioni totali del farmaco negli Stati Uniti sono aumentate, come ha riferito l’analista Tim Anderson di Bernstein. Il caso-Entresto è destinato a far scuola. “È meglio indirizzare i prodotti verso sottogruppi di popolazione sui quali abbiano un’elevata efficacia”, dicono alcuni analisti. Questa strategia Novartis la sta mettendo in atto con canakinumab, una molecola che, secondo i dati pubblicati nel mese di agosto, potrebbe ridurre il rischio di eventi cardiovascolari maggiori del 15% e di morte per cause cardiovascolari del 10%. Vas Narasimhan, nuovo CEO di Novartis subentrante a Joe Jimenez, ha osservato che quelle cifre probabilmente non saranno “pienamente convincenti per i payer”. Così qualche mese fa l’azienda ha eseguito una nuova analisi di sottogruppo più promettente: nei pazienti con livelli di proteina C-reattiva ad alta sensibilità (hsCRP) inferiori a 2 milligrammi/litro tre mesi dopo aver ricevuto il farmaco, canakinumab ha fatto registrare una diminuzione del 25% del rischio di eventi cardiovascolari avversi maggiori e una riduzione del 31% delle morti cardiovascolari e della mortalità per tutte le cause. Ora, con questi dati in mano, Novartis sta puntando all’approvazione per il cardio-vascolare.

 

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