Istituto Mario Negri: innovazione farmaci deve essere valutata dall’EMA

13 maggio, 2016 nessun commento


In un documento recentemente approvato dalla Conferenza delle Regioni, i Governatori chiedono, tra l’altro, una revisione dei criteri che qualificano come innovativi i nuovi farmaci, maggiore concorrenzialità nel mercato farmaceutico e migliore appropriatezza prescrittiva, che si opponga efficacemente alla pressione del marketing industriale e protegga innanzitutto la salute dei pazienti, in particolare quella degli anziani esposti a politerapie, e anche la spesa farmaceutica, gonfiata da prezzi sempre più alti dei farmaci.

Perfettamente d’accordo con i presidenti delle Regioni si dichiara Silvio Garattini, Direttore dell’IRCCS Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri: “I farmaci che prolungano di qualche settimana una vita di cattiva qualità, come ad esempio molti farmaci antitumorali, richiederebbero una riflessione clinica ed etica, ancor prima che farmaco-economica”. Garattini sostiene che questi problemi non vadano affrontati solo al momento della negoziazione del prezzo a livello nazionale: “L’EMA stessa dovrebbe approvare per il mercato europeo solo farmaci che abbiano un valore terapeutico aggiunto rispetto a quelli già disponibili”.

“Questo stimolerebbe l’industria a sviluppare farmaci davvero utili anziché copie e me-too che inflazionano la spesa del SSN senza offrire benefici reali”, gli fa eco Giuseppe Remuzzi, Coordinatore Scientifico del Mario Negri Bergamo.

“Il Mario Negri – continua Remuzzi – ha sempre propugnato l’uso di farmaci equivalenti e biosimilari, ora invocato dai Governatori come strumento per una maggiore concorrenzialità nel mercato del farmaco. Il contenimento dei prezzi che minano ormai la sostenibilità della spesa farmaceutica anche nei Paesi più ricchi è ormai indilazionabile”.

“Tra le misure che proponiamo – ricorda Vittorio Bertele’, altro ricercatore del Mario Negri -, figurano la valutazione centralizzata a livello comunitario del grado di innovazione e del prezzo dei nuovi farmaci. Chi tratta un prezzo a nome di 500 milioni di cittadini anziché dei cinque o 50 dei singoli Stati membri avrebbe tutt’altro peso al tavolo negoziale”.

I ricercatori del Negri auspicano anche che l’opinione pubblica sia adeguatamente informata così da essere la prima sostenitrice del SSN: non bisogna chiedere sempre tutto, a qualsiasi costo e a prescindere dal vantaggio che si ottiene; bisogna invece imparare a distinguere i veri benefici da quelli millantati e chiedersi quali siano le vere ragioni del prezzo di alcuni farmaci, a volte centinaia di volte superiore al costo di produzione.

 

 

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