Guerre, cyber attacchi, contenziosi. Tre motivi per non investire nel pharma e nel biotech

10 ottobre, 2017 nessun commento


Disastri naturali, guerre, conflitti e attacchi terroristici, ma anche forza lavoro e costi dei dipendenti. Sono queste le maggiori preoccupazioni di chi investe nelle aziende farmaceutiche e nel biotech. Come nei foglietti illustrativi dei farmaci, nella sezione di divulgazione dei rischi, le aziende farmaceutiche elencano le insidie per cui sarebbe rischioso investire nelle loro azioni. La società di contabilità e consulenza BDO ha studiato questi elenchi per capire quali sono le preoccupazioni delle 100 più importanti aziende del settore life sciences  scoprendo che, negli ultimi anni, alcuni dei 25 rischi che destano più preoccupazioni non avrebbero occupato posizioni di testa. Disastri naturali, guerre, conflitti e attacchi terroristici, per esempio, nel 2013 erano citati come rischi dal 47% delle industrie, mentre quest’anno sono stati annoverati tra le preoccupazioni principali dall’81% delle aziende. Ma a generare apprensione è anche la capacità di mantenere le infrastrutture aziendali, inclusa la sicurezza a livello tecnologico e la privacy, insomma tutto ciò che riguarda la sicurezza informatica e i cyber-attacchi. Una preoccupazione che ha visto un aumento ancora più significativo, in percentuale, passando dal 46% di aziende che la citavano  nel 2013 all’89% di quest’anno. Il salto più grande in classifica, però, lo hanno fatto le preoccupazioni che riguardano la forza lavoro, compresi i costi di pensione, di assistenza sanitaria e di esternalizzazione dei servizi. Nel 2013, solo il 24% delle aziende li elencava come “rischi”, mentre nel 2017 la percentuale è salita al 78%. Il problema dei contenziosi legali, però, è al primo posto della lista. Restano “invariate”, invece, le preoccupazioni per le sfide di concorrenza e di marketing, insieme alla protezione dei brevetti e ai lanci dei farmaci, oltre all’attività regolatoria di FDA e di altri enti.

 

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