COVID-19: nuovo antivirale di Pfizer riduce dell’89% rischio forme gravi

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(Reuters) – La pillola antivirale sperimentale di Pfizer, candidata al trattamento del COVID-19, in uno studio ha ridotto dell’89% la probabilità di ricovero ospedaliero o di morte negli adulti a rischio di malattia grave. Il trial è stato interrotto in anticipo a motivo della sua alta percentuale di successo.

Lo ha affermato venerdì 5 novembre la pharma statunitense e il suo CEO, Albert Bourla, ha promesso di rendere disponibile il più rapidamente possibile a livello globale questa nuova promettente arma per la lotta alla pandemia.

La pillola di Pfizer, chiamata Paxlovid, potrebbe ottenere l’approvazione normativa negli Stati Uniti entro la fine dell’anno. L’azienda ha dichiarato infatti che prevede di presentare i risultati della sperimentazione provvisoria alla Food and Drug Administration prima del 25 novembre, giorno della festa del Ringraziamento negli Stati Uniti.

Paxlovid viene somministrata in combinazione con un altro farmaco antivirale più vecchio, il ritonavir. Il trattamento consiste nella somministrazione due volte al giorno di tre pillole.

Pfizer sta trattando con 90 paesi in tutto il mondo per la fornitura del farmaco. “Il nostro obiettivo è che tutti possano averlo a disposizione il più rapidamente possibile”, ha detto Bourla.

Il CEO ha anche aggiunto che, per i paesi ad alto reddito, Pfizer prevede di fissare un prezzo simile a quello che MSD ha stabilito per il suo farmaco il quale, negli Stati Uniti, è di circa 700 dollari per un ciclo di terapia di cinque giorni. Per le nazioni a basso reddito, invece, Bourla ha affermato che Pfizer sta prendendo in considerazione diverse opzioni con l’obiettivo di “non ostacolare il loro accesso al prodotto”.

La pharma USA prevede di produrre 180.000 cicli di trattamento entro la fine di quest’anno e almeno 50 milioni entro la fine del 2022, 21 milioni dei quali nella prima metà dell’anno.

Lo studio
L’analisi di 1.219 pazienti coinvolti nello studio di Pfizer ha valutato i ricoveri e i decessi nelle persone con COVID-19 da lieve a moderato e con almeno un fattore di rischio per lo sviluppo forme gravi della malattia, ad esempio l’obesità o l’età avanzata.

Tra coloro che hanno ricevuto il farmaco di Pfizer entro tre giorni dall’insorgenza dei sintomi, la pillola ha ridotto dell’89% le possibilità di ricovero o morte rispetto a quelli che hanno ricevuto solo un placebo. Nel gruppo di questi pazienti, infatti, solo lo 0,8% è stato ricoverato in ospedale e nessuno è morto entro 28 giorni dopo il trattamento, rispetto a un tasso di ospedalizzazione del 7% e sette decessi del gruppo placebo.

Queste percentuali sono risultate simili (85%) nei malati trattati entro cinque giorni dalla comparsa dei sintomi: l’1% del gruppo farmaco è stato ricoverato in ospedale rispetto al 6,7% del braccio placebo nel quale si sono verificati anche 10 decessi. Nausea e diarrea sono gli effetti avversi che si sono verificati in circa il 20% dei pazienti di entrambi i bracci dello studio.

Altri due studi – uno su persone senza fattori di rischio sottostanti e un altro su soggetti esposti al virus ma non ancora infettati – sono tuttora in corso e i risultati saranno probabilmente disponibili nel primo trimestre del 2022

Fonte: Reuters Health News
(Versione italiansa Daily Health Industry)

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