COVID-19, a marzo i primi test del secondo vaccino italiano

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(Reuters) – Il secondo candidato vaccino italiano contro il COVID-19, COVID-eVax, potrebbe entrare nella fase dei test sull’uomo già agli inizi di marzo. A dichiararlo è stato ieri Lucio Rovati, presidente e direttore scientifico di Rottapharm, secondo il quale le due aziende si aspettano “di iniziare con la fase I la prima settimana di marzo, che potrebbe essere completata a luglio, e a ottobre partire con la fase II”, per arrivare a terminare la fase III della sperimentazione “nella primavera del 2022”.

Il candidato vaccino è stato progettato da Takis – biotech che opera a Castel Romano, in provincia di Roma –  e sviluppato con Rottapharm Biotech, che invece ha sede a Monza.

Il siero si basa su un frammento di DNA, a differenza degli vaccini contro il COVID-19 approvati dall’EMA, che si basano su mRNA o vettori adenovirali. Il DNA promuove la produzione di una porzione della proteina spike virale, stimolando la reazione immunitaria dell’organismo.

“Il DNA è una molecola stabile e non ha bisogno di una catena del freddo e la sua flessibilità consente di poterla facilmente adattare a eventuali nuove varianti virali”, spiega il CEO di Takis, Luigi Aurisicchio. Il problema, però, è che essendo la molecola di DNA più grande, non può essere iniettata con una semplice siringa, ma ha bisogno di un apparecchio che dà una mini scossa elettrica. Un apparecchio che assomiglia a una pistola, che il medico appoggia al braccio.

I test clinici hanno ottenuto il via libera dell’AIFA il 3 febbraio e saranno condotti in tre ospedali italiani, a Napoli, Roma e Monza.

Lo sviluppo di COVID-eVax è partito un anno fa, a febbraio 2020, con Takis che ha lanciato un crowdfunding dal quale ha raccolto 53mila euro. Nel mese di giugno è entrata in campo Rottapharm, che ha fornito fondi e trovato nuovi investitori.

L’altro candidato vaccino italiano, sviluppato dalla biotech ReiThera insieme alla tedesca Leukocare e alla belga Univercells, è già in fase II di sperimentazione. In questo caso, il vaccino si basa su un vettore adenovirale, la stessa tecnologia usata da AstraZeneca e Janssen.

 

Fonte: Reuters

(Versioone italiana Daily Health Industry)

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