Ai mercati emergenti piacciono le big pharma

21 settembre, 2017 nessun commento


Le attività delle Big Pharma nei mercati emergenti sono cresciute del 6,1% nel secondo trimestre del 2017.Si tratta del ritmo più veloce registrato in più di due anni, secondo quanto emerge dal recente rapporto di alcuni analisti di Bernstein. AstraZeneca, GSK, Eli Lilly, MSD., Novartis, Pfizer, Roche e Sanofi hanno avuto un ruolo importante in questa crescita, peraltro notevole rispetto all’aumento dello 0,1% delle vendite che questi produttori hanno realizzato negli Stati Uniti e nel resto del mondo. Pfizer di è distinte nei mercati emergenti con un tasso del 7%. Meno bene GSK ed Eli Lilly, la cui crescita si è attestata all’1,8%. GSK sembra ancora soffrire per il grosso scandalo legato alla corruzione avvenuto in Cina nel 2013 che le è costato 489 milioni di dollari di multa e un significativo rallentamento della sua attività nel paese asiatico. Il CEO Andrew Witty ha dichiarato alla fine dell’anno scorso che l’attività in Cina di GSK è tornata fondamentalmente in crescita, ma, secondo il calcolo di Bernstein, ad eccezione di una forte ripresa nel terzo trimestre del 2014 e di una performance appena sopra la media nel Q4 del 2016, GSK ha subito nel Paese asiatico una diminuzione del volume di affari. Anche se nel secondo trimestre 2017 ha ottenuto in Cina un tasso di crescita complessivo del 12,4%, la pharma britannica senza fornire numeri specifici, ha dichiarato che i suoi ricavi totali nel Paese si sono ridotti a cifre esigue. Storia diversa per AstraZeneca: il 44% delle sue vendite nei mercati emergenti, ossia il 13% dei ricavi totali, proviene proprio dalla Cina. Il CEO Pascal Soriot ha sottolineato diverse volte nel rapporto Q2 che “la Cina sta crescendo rapidamente”, sottolineando che, anche se AZ ha registrato un tasso di crescita dell’8% nella prima metà del 2017, in realtà la crescita è stata del 17%. La società sta anche ingrandendo la sua fabbrica in Australia per soddisfare le richieste elevate della Cina.

Sanofi ha avuto il miglior trimestre tra le società di Bernstein in Cina, con una crescita del 17,1% derivante dalla continua richiesta di vaccini e dalla crescita di prodotti consolidati. In una prospettiva più ampia, una serie di politiche proposte o già attuate dal governo cinese volte ad approvare più rapidamente i farmaci e una serie di trattamenti innovativi stanno aprendo nuove opportunità di crescita per le società farmaceutiche multinazionali. Fra l’altro è stata aggiornata la National Drug Reimbursement List.I migliori farmaci oncologici di Roche quali Herceptin, Avastin, Rituxan e Tarceva sono stati aggiunti a questo elenco dopo importanti tagli dei prezzi, anche se non è chiaro quale impatto avranno questi sconti sulle vendite. Vi sono tuttavia indicatori che offrono un punto di riferimento.
Secondo una relazione di Bernstein del mese di luglio, le vendite del farmaco antivirale Viread, commercializzato in Cina da GSK, hanno registrato un aumento di volume di circa il 400% meno di un anno dopo l’iscrizione nella lista di rimborso. GSK ha ridotto il prezzo del farmaco di due terzi per ottenere l’inserimento nell’elenco nel 2016, ma le vendite sono salite del 78% anno dopo anno. Iressa di AstraZeneca ha ottenuto un aumento dell’89% del volume delle vendite in Cina, ma il valore complessivo è sceso del 5%. Gli analisti di Bernstein hanno sottolineato che questi sono ancora numeri iniziali e potrebbero non essere punti di riferimento per altri medicamenti. Anche se le nazioni emergenti continuano a stimolare la crescita dell’industria farmaceutica, Bernstein ha avvertito che i farmaci non brevettati potrebbero subire nel tempo una maggiore pressione sui prezzi. L’India è uno di quei paesi che continuano a esercitare pressioni in tal senso. L’India’s National Pharmaceutical Pricing Authority, che opera nell’ambito dell’Indian Drugs Price Control Order, ha messo in atto diverse misure per rafforzare il controllo sui prezzi dei farmaci.

 

 

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