Pharma: nubi dell’inflazione ancora dense per il 2023

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L’inflazione selvaggia è una delle principali preoccupazioni per l’industria farmaceutica a livello globale nel 2023. Sebbene si preveda che l’impatto dell’inflazione di fondo si ridurrà gradualmente nel corso dell’anno, alcuni segnali indicano che in alcuni mercati la pressione inflazionistica sarà più persistente di quanto ipotizzato.

Ciò potrebbe significare che le aziende farmaceutiche dovranno far fronte a un aumento semi-permanente dei costi dei fattori produttivi, e ad altre sfide interconnesse, per un periodo più lungo rispetto alle attuali previsioni di base.

Saranno possibili – secondo GlobalData Healthcare – conseguenze potenzialmente nuove a causa delle interruzioni della catena di approvvigionamento, della volatilità dei prezzi delle materie prime, della contrazione della spesa sanitaria, dei vincoli alla spesa farmaceutica, dell’indebolimento della domanda e dello stress sull’attività produttiva.

Il tema dell’inflazione si sovrappone a quello della strategia dei prezzi dei farmaci. La classe politica cerca di rispondere alle crisi inflazionistiche introducendo nuovi quadri di riferimento per la regolamentazione dei prezzi dei farmaci.

In questo contesto, l’Inflation Reduction Act degli Stati Uniti è destinato quest’anno a ottenere un’attenzione significativa.

Echi simili giungono anche dall’Europa, dove la pressione per contenere la crescita dei prezzi rimarrà una priorità. Tuttavia, la rigidità dei sistemi europei per quanto riguarda la determinazione dei prezzi e dei rimborsi potrebbe limitare le possibilità di avere aumenti significativi dei prezzi.

Le autorità di alcune nazioni del Vecchio Continente, tra le quali spicca la Danimarca, sono pronte a intraprendere negoziati pluriennali riguardanti il tetto dei prezzi con l’industria farmaceutica innovativa, settore nel quale l’attuale clima inflazionistico avrà probabilmente un’influenza determinante sugli accordi finali.

Un contesto globale migliore per l’aumento dei prezzi dei farmaci potrebbe concretizzarsi a partire dal terzo trimestre del 2023.

Gli scenari. Il ruolo della Cina
Le questioni legate all’inflazione che l’industria farmaceutica globale dovrà affrontare saranno strettamente influenzate anche dagli eventi in Cina. I drastici cambiamenti delle politiche cinesi “COVID-zero” e la riapertura delle frontiere del Paese stanno determinando opportunità, ma anche alcuni rischi nel breve termine.

Il settore manifatturiero cinese ha avuto difficoltà dopo l’abolizione delle politiche “COVID-zero” e, anche se i problemi della catena di approvvigionamento sembrano essere stati relativamente lievi, ci sono segnali di contrazione nella produzione e nei nuovi ordini nel 1° trimestre 2023.

Un altro rischio che si profila all’orizzonte nel 2023 è quello che la sofferenza economica possa produrre effetti a valle sulle reti della catena di approvvigionamento farmaceutico globale.

La potenziale portata delle nuove infezioni e la discutibile capacità di alcune parti del sistema ospedaliero cinese di far fronte all’attuale ondata epidemica potrebbero portare a interruzioni della catena di approvvigionamento per la produzione e l’esportazione di ingredienti farmaceutici attivi (API) a causa di un impatto negativo sulla disponibilità di forza lavoro e di ritardi negli hub di esportazione.

Lo scenario peggiore potrebbe anche comportare il dirottamento di parte della produzione farmaceutica cinese verso l’uso interno già all’inizio di quest’anno.

Le pharma
Le strategie adottate dalle aziende farmaceutiche per affrontare un anno di incertezza sembrano essere orientate a ridurre le vendite, le spese generali e le spese amministrative. Alcune aziende potrebbero anche modificare le loro strategie di ricerca e sviluppo per contenere i costi. È lecito però pensare che le aziende che investiranno maggiormente in questo settore si troveranno in una posizione più forte per trarre vantaggio da una ripresa economica globale e dalla stabilizzazione dei driver di costo a partire dal 2024.

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