Lilly continua la sua strategia di acquisizioni e licensing e sigla un accordo dal valore potenziale fino a 1 miliardo di dollari con la biotech svedese AlzeCure, attiva nello sviluppo di terapie per l’Alzheimer.
L’intesa prevede il pagamento di 10 milioni di dollari upfront, oltre a circa 990 milioni di dollari in milestone legate allo sviluppo e alla commercializzazione di ACD680, più royalties a una cifra percentuale sulle eventuali vendite future.
Il razionale biologico del candidato si basa sulla modulazione del metabolismo dell’amiloide, una proteina che può accumularsi nel cervello formando placche associate alla progressione della malattia di Alzheimer. I peptidi Aß (beta-amiloide) sono frammenti di questa proteina: tra questi, Aß42 è la forma più propensa all’aggregazione e alla formazione delle placche, mentre le forme più corte, come Aß37 e Aß38, sono considerate meno tossiche. L’obiettivo del candidato farmaco è ottenere un potenziale effetto modificante la malattia (disease-modifying).
Con questa operazione Lilly rafforza ulteriormente la propria presenza nell’area dell’Alzheimer, già presidiata dalla terapia anti-amiloide donanemab.
Nonostante le controversie sull’efficacia delle terapie anti-amiloide – oggetto anche di recenti revisioni indipendenti – il target resta altamente esplorato: secondo GlobalData, sono 28 i farmaci attualmente in sviluppo clinico che agiscono su questa proteina nel trattamento della malattia di Alzheimer.