Novartis rimanda ancora cessione quote Roche

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Solo all’inizio di quest’anno, i dirigenti di Novartis avevano dichiarato che era giunto il momento di vendere le azioni di Roche, ma secondo il settimanale svizzero Sonntagzeitung, che come fonte cita banche d’investimento incaricate di commercializzare le quote, la cessione sarebbe stata per il momento “congelata”. Secondo gli analisti, Novartis potrebbe raccogliere dai 12,5 ai 14 miliardi di dollari per la vendita delle quote  Roche (33%), che detiene dal 2001. Nei primi mesi del 2016, Novartis aveva dichiarato di voler vendere le quote per finanziare operazioni di M&A e il CEO, Joe Jimenez, aveva sottolineato che non era necessario aspettare un aumento del valore delle stesse, che avrebbe facilitato lo spostamento delle azioni.

In realtà, sembra che in Novartis sia tutto pronto per la vendita. Il “congelamento” sarebbe legato alla mancato chiusura di alcuni accordi di M&A. Alla richiesta di commentare le indiscrezioni, però, Novartis  ha replicato con un ‘no comment’  Nel frattempo, il valore delle azioni è in discesa, raggiungendo il valore nominale di 230 franchi svizzeri, dopo che a luglio avevano toccato i 256. Che Novartis stia ritardando, però, non significa che non venderà le quote più in là, soprattutto se nel frattempo dovesse arrivare magari una buona opportunità di M&A. Ma di certo, come ha sottolineato la stessa azienda svizzera, non farà mega-fusioni. La società, infatti, ha più volte sottolineato che è interessata a piccole acquisizioni, per specializzarsi sempre di più in alcuni ambiti terapeutici, come l’area oncologica.

Un anno difficile
Novartis ha avuto diversi problemi quest’anno. A gennaio il cambio al vertice della Business Unit oftalmica Alcon, poi il lancio, con risultati non brillanti, di Entresto, farmaco per l’insufficienza cardiaca. A maggio la decisione di dividere in due il business farmaceutico, con il passaggio del portfolio degli antitumorali nell’unità Novartis Oncology. In quell’occasione, David Epstein aveva lasciato il timone a favore di Paul Hudson e Bruno Strigini, che ha preso le redini dell’unità oncologica. “L’azienda è in un momento di bisogno, avendo avuto battute d’arresto con Alcon ed Entresto, e il sentiment degli investitori si va indebolendo”, aveva detto in quei mesi Tim Anderson, analista di Bernstein.

 

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