Gli Stati Uniti stanno valutando regole che potrebbero lasciare alle aziende farmaceutiche americane maggiore libertà nel concludere accordi di licensing con le pharma cinesi. Secondo quanto riferisce Reuters, il Dipartimento del Tesoro sta lavorando a un quadro che consentirebbe gli investimenti in nuovi farmaci sviluppati in Cina, con possibili esclusioni per programmi legati a patogeni o biotecnologie potenzialmente utilizzabili come armi.
Il tema è particolarmente rilevante per il mondo farmaceutico statunitense, che negli ultimi anni ha aumentato il ricorso alla pipeline cinese. Secondo GlobalData, quasi la metà degli accordi conclusi nel 2025 dalle aziende USA per acquisire in licenza farmaci sviluppati all’estero ha coinvolto pharma cinesi, e la tendenza sta proseguendo anche nel 2026.
Tra gli accordi più rilevanti ci sono quello da 15,2 miliardi di dollari tra Bristol Myers Squibb e Jiangsu Hengrui Pharma e la collaborazione da 10,5 miliardi di dollari tra Pfizer e Innovent Biologics, che comprende 12 programmi oncologici.
Il possibile nuovo quadro regolatorio si inserisce nel confronto tra sicurezza nazionale e accesso all’innovazione. Da una parte, alcuni parlamentari chiedono maggiori restrizioni sugli investimenti nella biotech cinese; dall’altra, le pharma USA hanno interesse a mantenere l’accesso a una pipeline che sta assumendo un peso sempre più crescente nella drug discovery globale.