Il nuovo sistema europeo di Health Technology Assessment è entrato nella fase in cui idossier comuni iniziano a incontrare le decisioni nazionali. Un caso emblematico è quello di onasemnogene abeparvovec (Itvisma, di Novartis) per la somministrazione intratecale nella SMA 5q, autorizzato dalla Commissione europea il 30 giugno e oggetto di un Joint Clinical Assessment (JCA) condotto dalle autorità competenti di Irlanda e Francia, adottato il 16 luglio e pubblicato dalla Commissione il 7 settembre.
È uno dei primi casi nei quali si può osservare concretamente il funzionamento del regolamento europeo HTA, entrato in vigore a gennaio 2025 per i nuovi medicinali oncologici e gli Advanced Therapy Medicinal Products.
Il Joint Clinical Assessment non attribuisce un prezzo, non valuta il rapporto costo-efficacia e non decide sul rimborso: produce una valutazione scientifica condivisa degli effetti clinici relativi, che viene poi utilizzata dagli Stati membri nei rispettivi processi nazionali.
Irlanda apripista
L’Irlanda offre il primo riscontro operativo. Il National Centre for Pharmacoeconomics (NCPE) ha completato il 16 luglio la Rapid Review di Itvisma, la prima valutazione nazionale conclusa per un farmaco sottoposto a JCA europeo. Il National Centre for Pharmacoeconomics non ha richiesto una revisione HTA completa, ma ha raccomandato che il farmaco non venga considerato per il rimborso al prezzo presentato.
La decisione finale spetta all’Health Service Executive (HSE), il servizio sanitario irlandese, che dovrà considerare il report nazionale e il JCA europeo insieme agli altri criteri previsti dalla legislazione irlandese.
Il dossier europeo
Il dossier europeo è interessante anche per le modalità con cui sono stati confrontati i dati clinici. In assenza di confronti diretti per alcune popolazioni, Novartis ha utilizzato confronti indiretti, mettendo in relazione i risultati di studi diversi.
Nel confronto tra Itvisma e risdiplam nei pazienti naïve alle terapie disease-modifying, la differenza stimata sulla scala HFMSE a 52 settimane è stata di 1,93 punti a favore di Itvisma, senza però raggiungere la significatività statistica. Anche sulla RULM e sulla Clinical Global Impressions Scale non sono emerse differenze statisticamente significative.
È proprio sull’interpretazione di questi risultati che è emersa una divergenza tra i valutatori europei e Novartis. Gli esperti hanno contestato l’uso dell’espressione “comparable safety and efficacy”, sottolineando che l’assenza di una differenza statisticamente significativa non dimostra l’equivalenza tra i trattamenti. Novartis ha invece spiegato di aver utilizzato il termine “comparable” per descrivere complessivamente i risultati, senza rivendicare equivalenza o non inferiorità statistica.
Il JCA evidenzia inoltre i limiti dei confronti indiretti, legati soprattutto all’assenza di dati comparativi diretti e alle differenze tra gli studi utilizzati per le analisi. Ne deriva un quadro caratterizzato da una certa incertezza sull’effettiva comparabilità dei trattamenti.
Valutazione comune, decisioni nazionali
Il caso Itvisma mostra così una delle funzioni più concrete del JCA europeo: non decide al posto delle autorità nazionali, ma rende comune e pubblica una parte del confronto scientifico che in passato sarebbe stata ripetuta separatamente nei diversi Paesi. E rende più visibili le aree di incertezza che accompagneranno le successive discussioni su prezzo e rimborso.
L’Irlanda è il primo Paese ad avere completato il passaggio nazionale; altri seguiranno, con la stessa base clinica europea, ma con criteri economici e negoziali propri.