Farmaci. Acquisti diretti Ssn e quota a carico dei cittadini fanno volare la spesa. La nuova analisi Aifa

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Una spesa farmaceutica pubblica in aumento, con il 2022 che ha segnato l’annus horribilis sotto questo punto di vista. A segnalarlo è il report ‘Andamento della spesa farmaceutica sostenuta dal Servizio Sanitario Nazionale dal 2019 al 2022’ pubblicato dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa).

Nel documento l’ente regolatorio fa notare che “rispetto al triennio dicembre 2018-dicembre 2021, in cui si è osservata una graduale riduzione della distanza tra spesa farmaceutica complessiva (convenzionata + acquisti diretti, compresi gas medicinali) e risorse complessive disponibili (il 14,85% del Fondo sanitario nazionale), tuttavia nel 2022 sembra registrarsi un’inversione di tendenza. L’effetto di ‘compensazione’ tra le due componenti di spesa si osserva sono in alcune regioni, mentre in altre si osservano livelli ben superiori alle risorse disponibili. A livello nazionale, la spesa supera le risorse disponibili dell’1,5%, in lieve aumento rispetto allo scorso anno”. In particolare, “considerando il dato consolidato del 2022, le regioni e province autonome per cui la compensazione genererebbe un avanzo di risorse sono Valle D’Aosta, P.A. Trento, P.A. Bolzano e Veneto”.

L’analisi del trend della spesa farmaceutica sostenuta dal Ssn mostra dunque, nel 2022 “un andamento crescente, dopo un periodo di sostanziale stabilità che si era osservata in particolare negli ultimi anni (2019 – 2021) corrispondenti al periodo pre e post pandemia; inoltre, la spesa per l’acquisto privato da parte dei cittadini (circa 8,4 miliardi nel 2022) continua ad essere una quota di spesa consistente che necessita di essere monitorata anche ai fini della valutazione dell’appropriatezza; appunto, rispetto al triennio dicembre 2018 – dicembre 2021, nel 2022 sembra aumentare il divario tra spesa complessiva e stanziamento; la sostenibilità della spesa, se rapportata ai livelli di finanziamento previsti (e in modo specifico la spesa relativa agli acquisti diretti), conferma l’esistenza di differenze a livello regionale: se, infatti, in un gruppo di regioni (Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Toscana) che rappresentano più del 45% degli assistiti complessivamente le risorse coprono quasi la totalità della spesa, in altre regioni, nonostante l’effetto di ‘compensazione’ tra le due componenti di spesa, si osservano livelli di spesa ben superiori alle risorse disponibili.

Nel report, l’Aifa ricorda che “i tetti di spesa sono stati istituiti a partire dal 2008. Si è proceduto negli anni a molteplici rideterminazioni e
spostamenti di canali distributivi. Lo sforamento divenuto strutturale del tetto fa sì che si debba procedere al ripiano di suddetto superamento se si vuole interpretare il meccanismo dei tetti come un sistema di budget e di deterrente al suo sforamento. A partire dal 2015 si è sistematicamente verificato uno sfondamento via via crescente del tetto relativo alla spesa per gli acquisti diretti (ospedalieri) e una capienza anch’essa crescente del tetto relativo alla spesa farmaceutica convenzionata. Si ricorda che lo sfondamento del tetto per acquisti diretti è a carico delle aziende farmaceutiche e delle regioni nella misura del 50% rispettivamente, mentre lo sforamento (mai avvenuto) del tetto della convenzionata avverrebbe nella misura completa del 100%”. L’analisi storica della spesa farmaceutica mostra per il passato una riduzione lenta ma progressiva della farmaceutica convenzionata, per cui si registra un’inversione di tendenza nell’ultimo anno; si osserva invece un costante aumento della spesa per acquisti diretti a carico del Ssn e della spesa privata a carico dei cittadini. Nel complesso, sommando le due voci di spesa (convenzionata e acquisti diretti) avendo aggiustato per i vari payback (Mea, tetti, 5%, Accordi Prezzo/Volume) si osserva in particolare nell’ultimo anno una tendenza all’aumento dopo una sostanziale stabilità della spesa a carico del Ssn che si è osservata negli anni immediatamente precedenti.

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