L’Europa continua a rappresentare uno dei principali poli mondiali della ricerca scientifica, ma negli ultimi anni sta progressivamente perdendo terreno nella competizione globale per attrarre investimenti, sviluppare innovazione e portare rapidamente ai pazienti le nuove terapie.
Secondo dati recentemente riportati anche dal Sole 24 Ore, i lanci di nuovi medicinali nel Continente sono diminuiti del 32%, mentre studi clinici e investimenti si stanno spostando verso altri mercati, in particolare Stati Uniti e Asia.
Una dinamica che non riguarda soltanto la competitività industriale europea, ma investe direttamente la capacità dei sistemi sanitari continentali di garantire ai cittadini un accesso tempestivo ai progressi della medicina.
Questo scenario ha fatto da sfondo alla tavola rotonda “Competitività, investimenti e accesso all’innovazione in salute: una sfida per l’Europa”, promossa da UCB, azienda biofarmaceutica belga impegnata nello sviluppo di terapie innovative nelle neuroscienze e nelle malattie immuno-mediate, in collaborazione con l’Ambasciata del Belgio in Italia. L’incontro si è svolto il 2 luglio, presso la Residenza dell’Ambasciatore del Belgio a Roma.
L’iniziativa, che ha visto la partecipazione di rappresentanti delle principali istituzioni italiane ed europee, ha promosso un confronto sulle politiche necessarie a rafforzare il ruolo dell’Europa nelle Life Sciences, con l’obiettivo di favorire un ecosistema più attrattivo per gli investimenti, sostenere la ricerca e accelerare l’accesso dei pazienti alle innovazioni terapeutiche.
Hanno preso parte alla tavola rotonda rappresentanti del Ministero dell’Economia e delle Finanze, del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, del Ministero della Salute, dell’Agenzia Italiana del Farmaco e delle istituzioni europee. Al confronto hanno partecipato anche parlamentari delle Commissioni competenti di Camera e Senato e rappresentanti del corpo diplomatico di diversi Paesi dell’Unione europea impegnati sui temi delle politiche industriali e sanitarie.
Vulnerabilità strutturali e perdita di competitività
Nel corso della tavola rotonda sono stati richiamati alcuni dei principali temi affrontati nel Technical Policy Report “Innovazione farmaceutica e competitività italiana. Vulnerabilità strutturali e impatti della politica MFN”, realizzato da LS Cube su iniziativa di UCB e recentemente presentato nell’ambito di un tavolo tecnico-istituzionale a porte chiuse con rappresentanti delle istituzioni e dell’industria farmaceutica.
Il documento offre un’analisi delle politiche industriali, economiche e regolatorie necessarie a rafforzare la competitività delle Life Sciences.
Dal confronto è emerso come la perdita di competitività dell’Europa non rappresenti un fenomeno congiunturale, ma il risultato di vulnerabilità strutturali consolidate negli ultimi anni.
Da qui la necessità di rafforzare il riconoscimento del valore dell’innovazione farmaceutica nelle politiche europee e nazionali, affinché l’Europa torni ad attrarre ricerca, investimenti e produzione, preservando la competitività del comparto delle Life Sciences e garantendo ai pazienti un accesso tempestivo alle nuove soluzioni terapeutiche.
Uno scenario frammentato e composito
Tra i principali elementi di debolezza emersi dal dibattito figurano il sotto-investimento strutturale in ricerca e sviluppo rispetto agli Stati Uniti, la complessità e la frammentazione del quadro regolatorio e dei meccanismi di accesso al mercato, l’erosione della base manifatturiera europea e la crescente dipendenza da catene di fornitura extra-UE. A questi fattori si aggiunge la difficoltà del sistema europeo nel trasformare l’eccellenza scientifica in capacità industriale, crescita delle imprese innovative e leadership globale.
La forbice degli investimenti tra Europa e competitor internazionali
Come emerso anche nel corso della recente Assemblea di Farmindustria, l’Europa continua a registrare un significativo divario rispetto ai principali competitor internazionali sul fronte degli investimenti in ricerca e sviluppo. L’investimento pubblico europeo in R&S farmaceutica è inferiore alla metà di quello statunitense, mentre quello privato si attesta intorno a un quarto.
Anche l’Italia mostra un ritardo: la spesa nazionale in ricerca e sviluppo è pari all’1,4% del PIL, rispetto al 2,2% della media dell’Unione europea e al 3,4% degli Stati Uniti. Sul fronte degli studi clinici commerciali, inoltre, la quota europea si è quasi dimezzata nell’ultimo decennio, passando dal 22% al 12%.
La competitività delle Life Sciences rappresenta oggi una leva strategica non soltanto per la salute pubblica, ma anche per la crescita economica, l’attrazione di investimenti, lo sviluppo industriale e la resilienza produttiva dell’Europa. In questo scenario, competitività industriale e accesso dei pazienti alle cure innovative costituiscono due dimensioni strettamente complementari.
La posizione dell’Italia
In questo scenario, il nostro Paese presenta alcune specificità che rendono particolarmente delicato il confronto sulla competitività.
L’Italia è inclusa nei principali meccanismi internazionali di riferimento dei prezzi collegati alla politica MFN e si caratterizza, in diverse aree terapeutiche ad alta innovazione, per prezzi netti tra i più contenuti in Europa.
Meccanismi peculiari come payback e clausole di salvaguardia incidono sul prezzo netto effettivo e possono aumentare l’esposizione del sistema italiano alle dinamiche internazionali di pricing, contribuendo a rendere meno prevedibile il contesto per gli investimenti.
“La competitività dell’Europa nelle Life Sciences rappresenta oggi una priorità strategica che riguarda non solo lo sviluppo industriale, ma anche il futuro dei sistemi sanitari e la qualità dell’assistenza ai pazienti”, ha osservato Federico Chinni, General Manager di UCB Italia, “Le riflessioni sviluppate nel Technical Policy Report, richiamate nel corso dell’iniziativa, confermano come le criticità che oggi osserviamo non siano il risultato di una contingenza, ma di vulnerabilità strutturali che richiedono una risposta condivisa. Per invertire questa tendenza è necessario che l’Europa torni a riconoscere pienamente il valore dell’innovazione farmaceutica, creando condizioni capaci di sostenere ricerca, investimenti e sviluppo industriale. In caso contrario, il rischio è assistere a una progressiva perdita di competitività del comparto europeo e a un accesso sempre più tardivo dei pazienti alle innovazioni terapeutiche.”
“Per questo – ha proseguito Chinni – abbiamo voluto promuovere un confronto aperto tra istituzioni italiane ed europee, mondo scientifico e industria, nella convinzione che solo una visione comune possa rafforzare la capacità del nostro continente di attrarre investimenti, sostenere la ricerca e rendere l’innovazione un motore di crescita economica e di salute pubblica. Difendere l’attrattività dell’Italia significa contribuire alla competitività dell’intero ecosistema europeo delle Life Sciences”.
Il legame Italia e Belgio
L’iniziativa promossa da UCB assume un significato particolare anche alla luce dei rapporti tra Italia e Belgio nel settore delle scienze della vita.
Il Belgio rappresenta uno dei principali hub europei dell’innovazione biofarmaceutica, grazie a un ecosistema che integra ricerca scientifica, sviluppo industriale e capacità di attrarre investimenti internazionali.
In questo contesto, la collaborazione tra l’Ambasciata del Belgio e UCB, azienda nata in Belgio oltre novant’anni fa e oggi presente in oltre 40 Paesi, testimonia la volontà di promuovere un dialogo europeo sempre più stretto sulle politiche per innovazione, competitività e salute.
Nel dibattito del 2 luglio è emerso come la fase attuale rappresenti una finestra di opportunità rilevante per il settore.
Sono infatti in corso diversi processi di riforma destinati a ridefinire il futuro del comparto farmaceutico europeo e nazionale: dalla revisione della legislazione farmaceutica europea al Critical Medicines Act, dalla nuova Strategia europea per le Life Sciences fino alle riforme della governance del farmaco in Italia.
E’ dunque opportuno utilizzare questa fase di trasformazione per affrontare le vulnerabilità strutturali del sistema e rafforzare la capacità dell’Europa di attrarre ricerca, investimenti e produzione.
È stato inoltre condiviso come competitività industriale e accesso dei pazienti alle cure innovative non rappresentino obiettivi alternativi, ma dimensioni complementari di un’unica strategia.
Un quadro regolatorio più prevedibile, procedure di accesso più efficienti, una maggiore valorizzazione della ricerca e il rafforzamento della capacità produttiva europea possono contribuire allo stesso tempo a sostenere la crescita economica, rafforzare la leadership scientifica del continente e garantire ai cittadini un accesso più rapido alle innovazioni terapeutiche.
“Il ruolo delle istituzioni diplomatiche è anche quello di favorire il dialogo tra Paesi che condividono sfide comuni e possono costruire insieme soluzioni per affrontarle”, ha osservato Andy Detaille, Ambasciatore del Belgio in Italia, “L’innovazione farmaceutica rappresenta uno degli ambiti nei quali la cooperazione europea può esprimere al meglio il proprio valore. Belgio e Italia condividono una lunga tradizione di eccellenza scientifica e industriale e il confronto promosso oggi dimostra quanto sia importante mettere a sistema competenze, esperienze e visioni diverse per rafforzare la competitività dell’Europa nelle Life Sciences. Creare un contesto favorevole agli investimenti, sostenere la ricerca e valorizzare l’innovazione significa non solo consolidare la leadership europea in un settore strategico, ma anche garantire ai cittadini un accesso sempre più rapido alle migliori opportunità terapeutiche offerte dal progresso scientifico”.
Solo un ecosistema favorevole alla ricerca, agli investimenti e alla produzione potrà consentire all’Europa di mantenere la propria leadership scientifica e garantire ai cittadini un accesso tempestivo alle innovazioni terapeutiche.