Oltre 4.600 imprese, circa 134mila occupati, 7,8 miliardi di euro di produzione, 5,1 miliardi di export e 7,8 miliardi di import. Il settore dei dispositivi medici si conferma una filiera strategica per il sistema industriale italiano.
La certificazione arriva dal dal Rapporto PRI – Produzione, Ricerca e Innovazione e dall’Indagine su costi delle materie prime, energia e impatto dazi 2026 , a cura del Centro studi di Confindustria Dispositivi Medici, presentato martedì 26 maggio nel corso dell’evento “Dispositivi medici e competitività industriale: il ruolo strategico del settore in Italia”, patrocinato e ospitato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Un settore industriale forte, che tuttavia, nel complesso scenario geopolitico internazionale, può essere soggetto a vulnerabilità sulla resilienza delle catene di approvvigionamento e sulla capacità competitiva europea nei comparti ad alta tecnologia.
Il settore dei dispositivi medici opera infatti all’interno di filiere produttive fortemente integrate a livello globale. Pur approvvigionandosi prevalentemente in Europa, le imprese del settore ricorrono per il 68% delle forniture all’Asia e, in percentuale minore, anche ad altre realtà extra UE.
Molte componenti strategiche – tra cui semiconduttori, polimeri industriali e componentistica plastica – transitano inoltre attraverso aree oggi interessate da tensioni geopolitiche e instabilità delle rotte commerciali internazionali.
“L’economia della salute, di cui i dispositivi medici sono parte integrante, è una delle filiere strategiche del nuovo Made in Italy, come riportato nel nostro Libro Bianco per una nuova politica industriale: un comparto in costante sviluppo tecnologico, capace di generare valore, occupazione qualificata e progresso per il Paese” – ha dichiarato il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso – “Una visione che abbiamo tradotto in un impegno concreto fin dall’inizio della legislatura con l’istituzione, insieme al Ministero della Salute, del Tavolo per la Farmaceutica e il Biomedicale. In questa direzione va anche il nuovo Atto di indirizzo strategico 2026-2028 condiviso tra Mimit e Mur, pensato per ridurre la frammentazione dell’ecosistema nazionale della ricerca e del trasferimento tecnologico. Il settore potrà inoltre contare sul nuovo Piano Transizione 5.0, un programma triennale che mette a disposizione quasi 10 miliardi di euro e il cui decreto attuativo sarà operativo entro giugno”.
Rafforzare le filiere strategiche in chiave europea
“Ma non basta solo l’impegno del governo sul fronte nazionale – ha continuato Urso – In un contesto geopolitico instabile e segnato da difficoltà negli approvvigionamenti, l’Europa deve rafforzare rapidamente la sicurezza delle proprie filiere strategiche. In questa prospettiva l’Italia, con l’area di Porto Marghera, si candida a ospitare uno dei primi siti strategici europei per lo stoccaggio di materie prime critiche e terre rare, indispensabili per l’industria del continente e per la transizione energetica e digitale del nostro sistema produttivo”.
“La filiera delle scienze della vita, di cui fa parte il comparto dei dispositivi medici – – ha sottolineato Marco Nocivelli, Vicepresidente di Confindustria con delega alle politiche industriali e made in italy – è una filiera industriale strategica, che purtroppo spesso è considerata soltanto una voce di spesa pubblica. Vale il 13% del PIL e occupa oltre 3 milioni di persone e ha, inoltre, una funzione estremamente rilevante sia per il ruolo svolto per la salute pubblica sia per l’elevato livello di attività di ricerca e di innovazione tecnologica realizzata dalle imprese che ne fanno parte. Occorre, dunque, creare le condizioni affinché queste imprese possano continuare a fare ricerca e a investire in capitale umano e tecnologie. Una filiera con queste caratteristiche è candidata naturale a una politica industriale dedicata, al pari di automotive e aerospazio. È in questa direzione che chiediamo al MIMIT un impegno strutturato”.
Sicurezza sanitaria, capacità produttiva e competitività industriale: un sistema economico “interdipendente”
“Negli ultimi anni è emersa la necessità per l’Europa di rafforzare la propria autonomia strategica nei settori industriali più critici. La pandemia, le tensioni geopolitiche e la frammentazione degli scambi internazionali hanno mostrato che sicurezza sanitaria, capacità produttiva e competitività industriale sono ormai temi strettamente collegati”, ha sottolineato Fabio Faltoni, Presidente di Confindustria Dispositivi Medici, “Oggi le imprese segnalano difficoltà legate ai costi di trasporto nel 71,2% dei casi e alle tensioni geopolitiche nel 48,5%, mentre i costi di produzione sono aumentati in media del 22%, con punte superiori al 50% per il 10% delle aziende”.
“Il problema – ha continuato Faltoni – non è più il singolo fattore di crisi, ma la sovrapposizione di più tensioni contemporaneamente: energia, logistica, volatilità delle materie prime, frammentazione commerciale e instabilità geopolitica. Le imprese italiane hanno dimostrato capacità di resilienza (+6,8% di produzione), che va invece trasformata in sviluppo, per scongiurare il rischio che l’Europa perda competitività proprio nei settori a più alto contenuto tecnologico e innovativo”.
Politiche coordinate per sostenere l’industria DM
“In questo contesto, anche in Italia – come già avvenuto in altri Paesi europei – diventa sempre più necessario sostenere il riconoscimento dell’industria dei dispositivi medici con politiche coordinate tra i ministeri della Salute, dell’Economia e delle Imprese e del made in Italy”, ha concluso Faltoni, “Le imprese chiedono una governance stabile del settore, una soluzione strutturale al tema del payback e politiche industriali dedicate a una filiera composta in larga parte da PMI innovative e ad alta specializzazione. In questo scenario, l’industria dei dispositivi medici può offrire un contributo concreto all’innovazione, alla sostenibilità e all’efficienza del sistema sanitario, migliorando la qualità delle cure e supportando una gestione più efficace dei pazienti, in un contesto in cui la crescita della spesa è trainata anche dall’aumento dei bisogni di salute legati all’invecchiamento della popolazione e alla diffusione delle cronicità. Per questo servono politiche industriali che accompagnino la crescita del settore”.