Un disegno di legge bipartisan, presentato alla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti la scorsa settimana, propone di sottoporre a revisione governativa gli investimenti americani nel settore biotech cinese, estendendo i controlli anche ad accordi di licensing, joint venture e partecipazioni azionarie. La proposta è sostenuta dai deputati John Moolenaar e Debbie Dingell.
L’iniziativa politica arriva in un momento di forte crescita delle collaborazioni tra aziende farmaceutiche occidentali e biotech cinesi. Secondo i due deputati firmatari del disegno di legge, il valore delle operazioni di licensing transfrontaliere è passato da meno di 5 miliardi di dollari nel 2020 a 136 miliardi nel 2025.
Il crescente trasferimento di tecnologie, proprietà intellettuale e competenze verso la Cina, secondo Moolenaar e Dingell, potrebbe indebolire la competitività dell’industria biotech statunitense e avere ripercussioni sulla sicurezza nazionale.
Dal settore pharma USA arrivano già le prime critiche al disegno di legge. Secondo alcuni investitori e operatori del biotech, la crescita della biofarmaceutica cinese rappresenta soprattutto un’opportunità di innovazione e collaborazione globale. Limitare gli accordi con la Cina, sostengono questi stakeholder, rischierebbe di ridurre la capacità competitiva delle aziende statunitensi e di rallentare lo sviluppo di nuovi farmaci.