Stati Uniti, the day after Midterm. Cosa cambia per il pharma?

Stati Uniti, the day after Midterm. Cosa cambia per il pharma?

All’indomani delle elezioni di Midterm, che hanno consegnato ai Democratici la maggioranza al Senato e alla Camera dei Rappresentanti, una domanda si impone per l’industria farmaceutica: cambieranno i rapporti tra Washington e Big Pharma?

La conquista della maggioranza in entrambe le camere del Congresso da parte dei Democratici potrebbe segnare un cambio di passo nei rapporti tra l’amministrazione statunitense e l’industria farmaceutica.

Dopo una lunga fase caratterizzata dalle iniziative del presidente Donald Trump e del segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr., il nuovo assetto del Congresso USA offre all’opposizione maggiori strumenti per esercitare il controllo sulle politiche sanitarie e, soprattutto, sulle decisioni che riguardano il mercato farmaceutico.

Secondo molti analisti, tra cui quelli di Pharmaceutical Technology, la vittoria democratica potrebbe tradursi soprattutto in un rafforzamento della supervisione parlamentare sull’industria, attraverso audizioni, indagini e richieste di chiarimento sulle strategie di prezzo e sulle pratiche commerciali delle aziende farmaceutiche.

Accordi MFN: il primo banco di prova per le aziende farmaceutiche

Uno dei dossier più delicati riguarda gli accordi Most Favored Nation (MFN), attraverso i quali l’amministrazione Trump punta ad allineare i prezzi dei medicinali negli Stati Uniti a quelli più bassi praticati in altri Paesi sviluppati.

Per raggiungere questo obiettivo, l’amministrazione Trump ha avviato accordi con diverse aziende farmaceutiche, inserendoli in una strategia più ampia che punta anche a incentivare il reshoring delle attività produttive e gli investimenti industriali negli Stati Uniti. Diverse multinazionali del settore hanno infatti annunciato programmi di investimenti miliardari per rafforzare la propria presenza produttiva sul territorio americano.

È proprio su questi accordi che potrebbe concentrarsi una parte significativa dell’attività di controllo della maggioranza al Congresso.

Uno dei temi che potrebbe trovare rapidamente spazio nel dibattito parlamentare è quello della trasparenza degli accordi tra l’amministrazione Trump e le aziende. I termini economici e contrattuali, infatti, non sono stati resi integralmente pubblici.

I Democratici potrebbero quindi chiedere alle aziende coinvolte di fornire maggiori informazioni sulle condizioni negoziate con la Casa Bianca, mettendo sotto esame non soltanto i prezzi concordati, ma anche gli eventuali vantaggi riconosciuti in termini di dazi, produzione e accesso al mercato.

Gli accordi MFN, osservano gli analisti, non sarebbero necessariamente destinati a essere cancellati. Più probabilmente, almeno nella fase iniziale, diventerebbero oggetto di una revisione politica e di un confronto più serrato sulle loro modalità di applicazione.

FDA e NIH: più attenzione alla ricerca e all’innovazione biotech

In questo scenario, un altro possibile cambiamento potrebbe riguardare il sostegno alle istituzioni pubbliche che finanziano e regolano la ricerca biomedica statunitense, in particolare il National Institutes of Health (NIH) e la Food and Drug Administration (FDA).

Nella prima parte del Trump 2, il settore sanitario e regolatorio statunitense ha conosciuto una fase di riorganizzazione, caratterizzata da cambiamenti nella struttura delle agenzie federali, riduzioni del personale e revisione delle priorità di finanziamento.

I Democratici potrebbero cercare di rafforzare la tutela di queste istituzioni, opponendosi a ulteriori riduzioni delle risorse e sostenendo ulteriormente l’ attività della FDA nel valutare nuovi farmaci e tecnologie.

Per il comparto biotech, il quadro disegnato potrebbe rivelarsi particolarmente positivo. Il rafforzamento dei finanziamenti alla ricerca pubblica e delle capacità regolatorie della FDA potrebbe contribuire a sostenere lo sviluppo di nuove terapie, soprattutto nelle fasi iniziali della ricerca, quando il rischio scientifico e finanziario è più elevato.

Per le aziende farmaceutiche, la stabilità delle agenzie federali rappresenta infatti un fattore strategico: la disponibilità di finanziamenti pubblici alla ricerca, la continuità delle collaborazioni scientifiche e la prevedibilità dei processi di valutazione regolatoria contribuiscono a determinare l’attrattività di un mercato per gli investimenti in tecnologie innovative.

Un sistema di ricerca pubblico più solido, infine, potrebbe inoltre favorire la collaborazione tra università, centri di ricerca, startup biotech e grandi gruppi farmaceutici, sostenendo la nascita di nuove piattaforme tecnologiche e opportunità di licensing per i prodotti.

Più incerto, invece, appare il futuro delle politiche promosse da Robert F. Kennedy Jr. nell’ambito dell’iniziativa MAHA (Make America Healthy Again), soprattutto per quanto riguarda le politiche vaccinali e i finanziamenti alla ricerca sulle tecnologie a mRNA.

Anche su questi temi potrebbe aumentare il controllo parlamentare, con possibili ripercussioni sulle aziende attive nel settore dei vaccini e della prevenzione.

Nel complesso, comunque, la maggioranza democratica in entrambe le Camere non dovrebbe necessariamente una rottura con le politiche industriali dell’amministrazione Trump. Su alcuni temi Repubblicani e Democratici condividono obiettivi strategici, in particolare per quanto riguarda il rafforzamento della capacità produttiva nazionale.

Le differenze trai due schieramenti riguardano soprattutto gli strumenti utilizzati per raggiungere questi obiettivi. Mentre Trump ha privilegiato la leva commerciale, i dazi e gli accordi MFN, i Democratici potrebbero puntare maggiormente sulla negoziazione pubblica dei prezzi, sulla regolamentazione e sugli incentivi alla produzione interna.

La vittoria democratica potrebbe quindi non tradursi in un’immediata trasformazione del mercato farmaceutico americano, ma è destinata a incidere sugli equilibri tra politica e industria.

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