Protein degrader, una nuova frontiera per il pharma?

Protein degrader, una nuova frontiera per il pharma?

Oltre 200 candidati in sviluppo e più di 5 miliardi di dollari in accordi dal 2021 al 2026. È la dimensione raggiunta, in pochi anni, dal settore dei protein degrader, una classe di farmaci su cui le grandi aziende farmaceutiche stanno investendo per colpire bersagli biologici difficili da raggiungere con le terapie tradizionali. A fotografare la crescita del comparto è il Wall Street Journal, in un articolo pubblicato il 15 ottobre.

A differenza dei farmaci che bloccano l’attività di una proteina, i degrader ne promuovono la rimozione sfruttando i meccanismi naturali con cui le cellule eliminano le proteine.

Tra gli approcci più studiati figurano i PROTAC (proteolysis-targeting chimeras) e i molecular glue. L’oncologia rappresenta oggi uno dei principali ambiti di sviluppo, con candidati destinati a tumori solidi e neoplasie ematologiche, ma la ricerca si sta estendendo anche ad altre aree, come le malattie autoimmuni e alcune patologie neurodegenerative.

Dalla ricerca alla clinica

Nel maggio 2026, la Food and Drug Administration ha approvato vepdegestrant, sviluppato da Arvinas e Pfizer, per adulti con carcinoma mammario avanzato o metastatico ER-positivo, HER2-negativo e con mutazione del gene ESR1, dopo progressione della malattia da una precedente terapia endocrina. Il farmaco è un PROTAC diretto contro il recettore degli estrogeni.

Anche Bristol Myers Squibb è attiva nel settore con i CELMoD, modulatori di cereblon che promuovono la degradazione di specifiche proteine. In agosto, l’azienda ha ottenuto negli Stati Uniti l’approvazione accelerata di iberdomide, in combinazione con altri farmaci, per alcuni pazienti adulti con mieloma multiplo. Si tratta del primo CELMoD approvato dalla FDA.

Un ulteriore segnale dell’avanzamento della ricerca arriva dalla collaborazione tra Roche e la biotech Nurix Therapeutics. Bexobrutideg, un degradatore della proteina BTK, è entrato nello studio registrativo di fase III DAYBreak CLL-306, che ne valuterà l’efficacia rispetto a pirtobrutinib nei pazienti con leucemia linfatica cronica recidivante o refrattaria.

Le prospettive del settore

La crescita della pipeline e degli accordi industriali riflette l’interesse per un approccio che potrebbe ampliare il numero di bersagli farmacologici accessibili.

Restano tuttavia questioni da chiarire. I risultati ottenuti con singoli farmaci non dimostrano che la tecnologia possa essere applicata con successo a qualsiasi bersaglio. Gli studi in corso dovranno confermare l’efficacia rispetto alle terapie disponibili e definire meglio il profilo di sicurezza, con particolare attenzione al rischio di degradare involontariamente proteine necessarie al funzionamento delle cellule sane.

La prossima fase sarà quindi decisiva: dopo l’aumento degli investimenti e i primi via libera regolatori, saranno i risultati degli studi clinici a stabilire in quali patologie i protein degrader potranno offrire un vantaggio concreto.

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