Pharma: la reputazione si traduce in prescrizione

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Gli operatori sanitari considerano la reputazione aziendale un fattore determinante nelle decisioni di prescrizione. Due terzi di questi professionisti sono riluttanti a prescrivere farmaci di aziende farmaceutiche e biotecnologiche con una reputazione meno che eccellente.

E’ quanto emerge da un report che l’agenzia di marketing We Communications, in collaborazione con Sapio Research, ha redatto sulla base di oltre mille interviste a operatori sanitari in tutto il mondo per valutare quali fattori influenzino la loro percezione dei brand farmaceutici e biotech e come tale percezione abbia effetti sulle loro prescrizioni.

E il plus di reputazione guadagnato dalle pharma durante il COVID-19? Sta gradualmente scemando, avverte Gemma Hudson, EVP di WE per l’innovazione e la crescita nel settore sanitario, aggiungendo che il settore si trova difronte a un “importante bivio” per mantenere la fiducia degli operatori sanitari. “La nostra ricerca indica che i professionisti della sanità vogliono che le aziende vadano oltre il farmaco e si occupino dell’intera esperienza sanitaria del paziente, dall’educazione al supporto, fino ad affrontare le questioni sociali e ambientali”, sottolinea Hudson.

La ricerca di WE è l’ultima a indicare le sfide che le pharma devono affrontare per navigare nel panorama post-pandemia e soddisfare le aspettative sia degli HCP sia dei pazienti.

La scorsa settimana, CMI Media Group ha pubblicato un rapporto secondo il quale la comunità LGTQIA+ si aspetta di ricevere più frequentemente informazioni dai brand del settore sanitario su un’ampia gamma di problemi medici e desidera che le aziende adottino un approccio globale alla salute fisica, mentale ed emotiva della comunità.

 

 

 

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