Pharma giapponese, l’imperativo è accelerare

Pharma giapponese, l’imperativo è accelerare
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Il pharma giapponese sta accelerando sui tempi di sviluppo e sulla capacità esecutiva. Storicamente associato a lunghi cicli di validazione tecnica e a processi decisionali particolarmente rigorosi, il settore farmaceutico del Paese sta progressivamente modificando il proprio approccio, spinto dalla pressione competitiva globale e dall’aumento dei costi sanitari.

Il cambiamento riguarda soprattutto le modalità di relazione con partner internazionali e CDMO. “La domanda non è più ‘come?’, ma ‘quanto rapidamente?’”, osserva Sharadsrikar Kotturi, Chief Scientific Officer della CDMO indiana Neuland Laboratories, in un’intervista rilasciata al sito Pharmaceutical Technology di GlobalData.

Una trasformazione indotta anche dalle pressioni economiche e regolatorie che stanno investendo il settore. Il mercato farmaceutico giapponese – il terzo al mondo dopo Stati Uniti e Cina – vale circa 11,9 trilioni di yen, pari a oltre 76 miliardi di dollari, ma deve confrontarsi con revisioni periodiche dei prezzi dei farmaci, misure di contenimento della spesa sanitaria e crescente diffusione dei generici.

A tutto questo si aggiungono le criticità legate all’invecchiamento della popolazione, alla necessità di aumentare la produttività della R&D e alla crescente concorrenza internazionale.

È dunque fondamentale, per manager e decisori giapponesi, garantire una progressiva riduzione dei tempi decisionali, guardando anche a partner esteri capaci di assicurare affidabilità industriale e rapidità operativa.

L’accelerazione dei processi appare particolarmente critica nel settore dei peptidi terapeutici, una delle aree più promettenti soprattutto nelle patologie metaboliche e nell’obesità.

Secondo Kotturi, in questo campo il “collo di bottiglia” risiede nella riproducibilità produttiva. “A differenza delle small molecules, i peptidi sono estremamente sensibili alle variazioni tra lotti e ai profili di impurità”, spiega il manager indiano. Pur basandosi su processi chimici consolidati, l’aumento della complessità molecolare rende infatti più difficile controllare impurità e processi di scale-up industriale.

L’impulso alla trasformazione dei processi di produzione e R&D impatta anche sulla supply chain. Le aziende giapponesi stanno progressivamente rivalutando la dipendenza dalla Cina, accelerando modelli di diversificazione, con India e Vietnam che emergono come alternative per sourcing e manifattura.

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