Una riduzione precoce e sostenuta del colesterolo LDL rappresenta un elemento fondamentale nella gestione dei pazienti con malattia cardiovascolare aterosclerotica (ASCVD) ad alto e altissimo rischio cardiovascolare. Tuttavia, nella pratica clinica il raggiungimento degli obiettivi raccomandati continua a rappresentare una sfida.
Su questo tema si concentrano i risultati dello studio VICTORION-Challenge, presentati in occasione del Congresso della Società Europea di Cardiologia (ESC), che si è svolto dal 28 al 31 agosto a Monaco di Baviera. Si tratta del primo studio randomizzato, in aperto e di fase IV che confronta direttamente inclisiran, molecola della classe delle small interfering RNA (siRNA), e acido bempedoico (BPA) nei pazienti con malattia cardiovascolare aterosclerotica (ASCVD) ad alto o altissimo rischio cardiovascolare.
VICTORION-Challenge ha coinvolto 402 pazienti, randomizzati 1:1 a ricevere inclisiran per via sottocutanea al basale e al giorno 90, oppure acido bempedoico per via orale una volta al giorno, in aggiunta alla massima dose tollerata di statina. La randomizzazione era stratificata in base all’uso di ezetimibe, presente nel 50% dei partecipanti. L’età media era di 63,1 anni; il 64,2% dei partecipanti era di sesso maschile, l’88,6% presentava un rischio cardiovascolare molto elevato e il valore medio di colesterolo LDL al basale era pari a 94,4 mg/dL.1
I risultati
Nel confronto diretto in aperto, l’endpoint primario dello studio era rappresentato dalla variazione percentuale del colesterolo LDL rispetto al basale al giorno 150. Nella popolazione studiata, la riduzione media del colesterolo LDL è stata del 56,31% nel gruppo trattato con inclisiran e del 5,35% nel gruppo trattato con acido bempedoico.
Raggiungimento del target di colesterolo LDL
Uno dei principali endpoint secondari era il raggiungimento del target di colesterolo LDL al giorno 150. Complessivamente, il 78,2% dei pazienti trattati con inclisiran ha raggiunto il target rispetto al 20,3% dei pazienti trattati con acido bempedoico.
La frequenza complessiva degli eventi avversi correlati al trattamento è risultata comparabile nei due gruppi (63,1% vs 59,8%). Trattandosi di uno studio in aperto, i risultati devono essere interpretati nel contesto del disegno dello studio, della popolazione valutata e della durata del follow-up.
“Il valore di VICTORION-Challenge risiede nella sua immediatezza clinica – spiega Massimo Grimaldi, Presidente ANMCO (Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri) e Direttore della Cardiologia dell’Ospedale F. Miulli di Acquaviva delle Fonti (Bari) – il confronto diretto tra i due farmaci dimostra che, pur mantenendo l’acido bempedoico le aspettative di impatto sui valori di LDL-C già dimostrate, si rivela non sufficiente nell’ottenere il raggiungimento dei target terapeutici raccomandati nella popolazione di pazienti con ASCVD ad alto o altissimo rischio cardiovascolare, dove questo risultato è cruciale per abbattere l’incidenza di nuovi eventi. Si tratta di dati che contribuiscono ad arricchire il patrimonio di evidenze a disposizione del cardiologo nella gestione dei pazienti ad alto e altissimo rischio cardiovascolare”
“Nella prevenzione cardiovascolare non è sufficiente raggiungere rapidamente il target di colesterolo LDL: la vera sfida è mantenerlo nel tempo –conclude Gianfranco Sinagra, Presidente della SIC (Società Italiana di Cardiologia), Professore all’Università di Trieste e Direttore della Cardiologia dell’Azienda Sanitaria Universitaria Giuliano Isontina (Asugi) – Nella pratica clinica quotidiana dobbiamo ragionare in termini di percorso terapeutico, scegliendo strategie che consentano un controllo lipidico efficace, persistente nel tempo e sostenibile. Ridurre il periodo di esposizione a livelli elevati di LDL-C significa offrire ai pazienti una maggiore opportunità di protezione cardiovascolare nel lungo termine.”