Oggi in Senato, presso la Sala Koch di Palazzo Madama, è stato presentato il volume “La salute contesa. La metamorfosi silenziosa della tutela della salute a 25 anni dal Titolo V”. L’evento ha offerto l’occasione, attraverso una tavola rotonda, per fare il punto sulle sfide del regionalismo sanitario e sulla capacità del Servizio sanitario nazionale di garantire un accesso equo alle cure su tutto il territorio. L’incontro si è svolto su iniziativa del Senatore Franco Zaffini e della Senatrice Sandra Zampa, in collaborazione con Fondazione Roche.
Alla tavola rotonda, moderata da Maria Soave, giornalista Rai, hanno preso parte rappresentanti delle istituzioni, del mondo accademico e della società civile. Hanno partecipato Marcello Gemmato, Sottosegretario di Stato alla Salute, Francesco Rocca, Presidente della Regione Lazio, Michele De Pascale, Presidente della Regione Emilia-Romagna, Alessandro Pajno, Presidente emerito del Consiglio di Stato, Marina Sereni, Responsabile Salute del Partito Democratico, e Anna Lisa Mandorino, Segretaria generale di Cittadinanzattiva. Le conclusioni sono state affidate al Senatore Franco Zaffini, Presidente della 10ª Commissione del Senato.
I lavori sono stati introdotti da Massimiliano Fedriga, Presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia e Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, Mariapia Garavaglia, Presidente di Fondazione Roche e già Ministra della Salute, e dalla Senatrice Sandra Zampa, capogruppo del Partito Democratico nella 10ª Commissione del Senato.
Al centro del confronto il rapporto tra Stato e Regioni e le sue ricadute concrete sulla tutela del diritto alla salute, dalla garanzia dei Livelli Essenziali di Assistenza alla programmazione dei servizi, fino alla mobilità sanitaria interregionale; un fenomeno, quest’ultimo, che può rappresentare una componente fisiologica del Servizio sanitario nazionale quando risponde alla libertà di scelta del cittadino o alla necessità di accedere a prestazioni ad alta specializzazione, ma che può invece diventare il segnale di una disparità di accesso quando lo spostamento dal proprio territorio si rende necessario anche per ricevere prestazioni ordinarie.
Titolo V, 25 anni dopo. Collaborazione Stato-Regioni condizione essenziale per il diritto alla salute
“A venticinque anni dalla riforma del Titolo V emerge il valore di un disegno nato per avvicinare ai territori le risposte ai bisogni delle persone, ma anche la sua incompletezza – ha affermato Antonio Gaudioso, Professore a contratto, Management della salute, Luiss Guido Carli – Quando il confronto tra Stato e Regioni sul perimetro di competenze, ruoli e responsabilità si trasforma in conflittualità, a essere messi a rischio sono i diritti dei cittadini, con diseguaglianze sia nell’accesso alle cure sia nelle risposte offerte dalle amministrazioni ai bisogni delle comunità. Per questo la leale collaborazione non può essere considerata una semplice tecnica di raccordo procedurale: è una condizione sostanziale dell’effettività del diritto alla salute. Occorre rendere più efficaci i meccanismi delle intese in Conferenza Stato-Regioni, superando la logica dell’unanimità quando si traduce in un diritto di veto e adottando soluzioni che consentano decisioni condivise e tempestive”.
Parlamento e Regioni chiamati a scelte concrete
“Il significato della salute ‘contesa’ riguarda la composizione quotidiana di esigenze tutte legittime – universalità delle prestazioni e sostenibilità finanziaria, autonomia dei territori e unità della Repubblica, innovazione e uguaglianza nell’accesso – per rendere effettivo per tutti il diritto riconosciuto dall’articolo 32 della Costituzione – ha aggiunto Francesco Clementi, Professore di Diritto pubblico italiano e comparato alla Sapienza Università di Roma – In questo quadro, la Corte costituzionale ha svolto un ruolo decisivo, costruendo una ‘giurisprudenza dell’equilibrio‘ e chiarendo che l’autonomia deve misurarsi con l’effettivo godimento dei diritti”.
“Spetta però al Parlamento e alle assemblee legislative regionali tradurre questo equilibrio in scelte concrete – ha continuato Clementi – La sussidiarietà non è un limite all’unità della Repubblica, ma lo strumento attraverso cui essa si realizza nei territori: un’autonomia che funziona non si misura dalle competenze rivendicate, ma dalla capacità di tradurre i principi di sussidiarietà e solidarietà in servizi, personale, tecnologie e reti assistenziali di qualità”
Fondazione Roche sostiene il confronto
“A venticinque anni dalla riforma del Titolo V, la questione decisiva non è soltanto il riparto delle competenze, ma il modo in cui le istituzioni riescono a esercitarle insieme- ha ricordato Mariapia Garavaglia, Presidente di Fondazione Roche e già Ministra della Salute – Il regionalismo sanitario si misura sulla possibilità per ogni persona di ricevere cure appropriate e tempestive, indipendentemente dal territorio in cui vive. Fondazione Roche continuerà a sostenere un confronto che riporti la persona al centro delle scelte”.