Il mercato globale dell’epilessia negli adulti si prepara a una fase di crescita sostenuta: nei sette principali mercati mondiali — Stati Uniti, Francia, Germania, Italia, Spagna, Regno Unito e Giappone — il valore complessivo potrebbe passare dagli 11,4 miliardi di dollari del 2025 ai 17,8 miliardi nel 2035, con una crescita media annua del 4,4%.
A trainare questa espansione saranno due fattori principali: l’aumento dei casi diagnosticati e l’arrivo di nuovi farmaci attualmente in sviluppo clinico. Ma dietro ai numeri del mercato emerge una questione più profonda: nonostante decenni di innovazione farmacologica, l’epilessia resta una malattia in cui il controllo delle crisi non coincide ancora, nella maggior parte dei casi, con una reale modifica del decorso della patologia. Secondo l’ultimo report di GlobalData sull’epilessia negli adulti, pubblicato nei giorni scorsi, questa rappresenta una delle principali aree di bisogno clinico ancora insoddisfatto.
Una linea terapeutica ancora basata sul controllo delle crisi
Oggi il trattamento dell’epilessia si fonda principalmente sui farmaci anticrisi (anti-seizure medications, ASM), utilizzati per ridurre la frequenza e la gravità degli episodi.
Molecole come valproato, lamotrigina e levetiracetam rappresentano ancora lo standard terapeutico per milioni di pazienti. Negli ultimi anni sono arrivati sul mercato anche farmaci di terza generazione — tra cui lacosamide, brivaracetam, perampanel e cenobamato — che hanno ampliato le possibilità terapeutiche, soprattutto nelle forme focali.
Questi farmaci agiscono prevalentemente sui meccanismi della trasmissione neuronale, modulando l’equilibrio tra eccitazione e inibizione nel cervello. Sono trattamenti fondamentali per il controllo dei sintomi, ma nella maggior parte dei casi non modificano la storia naturale della patologia.
Le terapie disease-modifying
Nelle pipeline delle aziende hanno cominciato a fare la loro comparsa le terapie disease-modifying (DMT), ovvero trattamenti capaci di intervenire sui meccanismi biologici alla base della malattia.
Tra i candidati più attesi figurano molecole con approcci completamente diversi rispetto agli ASM tradizionali. Alcune puntano alla correzione di alterazioni genetiche associate a specifiche forme di epilessia.
Tra i programmi che stanno ricevendo maggiore attenzione figurano zorevunersen sodico di Stoke Therapeutics, ETX-101 di Encoded Therapeutics e rezanecel di UCB. Anche vormatrigine, sviluppata da Praxis Precision Medicine e attualmente studiata nell’epilessia focale e generalizzata, è seguita con particolare interesse dagli osservatori del settore.
Le opportunità economiche e le sfide future
Secondo le previsioni del report di GlobalData, i candidati in fase avanzata di sviluppo per l’epilessia potrebbero generare circa 5,4 miliardi di dollari di vendite complessive nei sette principali mercati entro il 2035. Le terapie modificanti la malattia, in particolare, potrebbero rappresentare circa un quarto di questo valore.
Resta però una sfida importante: il costo. Le nuove terapie, soprattutto quelle basate su tecnologie avanzate come gli approcci genetici, potrebbero avere prezzi elevati e un accesso ai pazienti inizialmente limitato.
Per questo motivo, nel prossimo decennio gli ASM tradizionali continueranno probabilmente a rappresentare la prima scelta terapeutica, mentre le nuove terapie saranno destinate soprattutto ai casi più complessi e alle popolazioni con maggiore bisogno clinico.
L’evoluzione del mercato dell’epilessia dipenderà quindi dalla capacità delle nuove terapie di superare il limite storico degli ASM: non solo ridurre le crisi, ma intervenire sui meccanismi biologici che le generano.