Oggi il portale dell’EFPIA pubblica un articolo di Thomas Hofmarcher, Research Director presso lo Swedish Institute for Health Economics (IHE), in cui lo studioso analizza le differenze nell’utilizzo dei nuovi farmaci oncologici nei diversi Paesi europei. Partendo dai dati del Comparator Report on Cancer in Europe 2025 dell’IHE, Hofmarcher delinea un quadro in cui le disparità nell’utilizzo dei nuovi farmaci oncologici rimangono significative, ma si sono ridotte nel tempo e si sta attenuando il tradizionale gap tra Europa occidentale ed Europa orientale. Tuttavia, il percorso europeo di un farmaco oncologico non è ancora uniforme in tutti gli Stati membri dell’Unione.
L’approvazione è solo il primo passo
Dopo l’approvazione da parte dell’Agenzia europea per i medicinali (EMA), devono essere adottate le decisioni nazionali relative al prezzo e al rimborso. Da oltre un decennio, l’EFPIA Patients W.A.I.T. Indicator Survey documenta ampie differenze tra i Paesi sia nella quota di farmaci approvati dall’EMA che viene rimborsata, sia nei tempi necessari per arrivare al rimborso.
Anche una volta ottenuto il rimborso, l’accesso al farmaco non è immediato. I farmaci devono spesso essere inseriti nelle linee guida cliniche prima che possano essere utilizzati nella pratica corrente. In alcuni Paesi, come Italia, Spagna e Svezia, sono inoltre necessarie decisioni a livello subnazionale o regionale, in aggiunta o in alternativa a quelle nazionali, con conseguenti ulteriori ritardi nell’adozione del farmaco.
L’utilizzo dei farmaci non dipende solo dal percorso regolatorio
Nel 2023, l’utilizzo dei nuovi farmaci oncologici, misurato in milligrammi impiegati per caso di cancro, è risultato più elevato in Austria e Svizzera e più basso in Lettonia e Polonia. La Germania, che si colloca regolarmente al primo posto nell’EFPIA Patients W.A.I.T. Indicator Survey, ha raggiunto soltanto il quinto posto, dimostrando come un contesto favorevole al rimborso non porti necessariamente a un elevato utilizzo dei farmaci.
Nel 2023, i farmaci per la cura del tumore della mammella hanno registrato i livelli di utilizzo più omogenei tra i diversi Paesi, mentre per quelli destinati al tumore del polmone è emersa una maggiore variabilità.
Per i farmaci destinati ai tumori del polmone e per quelli ginecologici è risultata più evidente una divisione regionale, con livelli di utilizzo inferiori in diversi Paesi dell’Europa centrale e orientale. Un dato che è coerente con una disponibilità più limitata di test avanzati per i biomarcatori in alcune aree europee.
La divisione tra Est e Ovest si sta attenuando
I precedenti Comparator Report avevano evidenziato forti disparità in Europa. Storicamente, i Paesi dell’Europa occidentale hanno garantito un accesso più rapido e ampio ai farmaci oncologici innovativi, mentre molti Paesi dell’Europa centrale e orientale sono rimasti indietro.
La nuova analisi conferma che le differenze persistono, ma il quadro non è più così netto. Diversi Paesi dell’Europa centrale e orientale hanno compiuto progressi significativi. La Slovenia rappresenta un esempio di recupero particolarmente evidente e oggi si colloca più vicino ai Paesi caratterizzati da un maggiore accesso ai farmaci oncologici innovativi. Al tempo stesso, alcuni Paesi dell’Europa occidentale hanno perso posizioni. Portogallo e Paesi Bassi si collocano oggi più vicini alla parte bassa della classifica relativa all’utilizzo. Le disparità riflettono sempre più le scelte di politica sanitaria nazionali e la capacità dei sistemi sanitari, piuttosto che la sola geografia o lo status socio-economico del singolo Paese.
Le differenze nei Big Five
Le differenze emergono anche tra i cinque maggiori mercati farmaceutici europei: Germania, Francia, Italia, Spagna e Regno Unito.
Francia e Germania mostrano generalmente l’utilizzo più rapido e ampio dei nuovi farmaci oncologici approvati. Il Regno Unito, al contrario, si è collocato costantemente più in basso. Processi rigorosi di valutazione delle tecnologie sanitarie, soglie più stringenti di costo-efficacia e controlli centralizzati della spesa potrebbero contribuire a un’adozione più lenta o selettiva.
Italia e Spagna tendono a collocarsi in una posizione intermedia, con livelli di utilizzo inferiori a Germania e Francia ma generalmente superiori al Regno Unito. Queste differenze evidenziano come, anche tra sistemi sanitari di grandi dimensioni e ad alto reddito, i modelli istituzionali influenzino in modo evidente l’accesso dei pazienti.
Le conclusioni
Le politiche sanitarie dovrebbero quindi concentrarsi non solo sulla ricerca, sull’approvazione regolatoria e sul rimborso, ma anche sulla capacità di implementare questo percorso all’interno dei sistemi sanitari. Questo significa potenziare le infrastrutture diagnostiche, investire nella formazione e nella capacità di trattenere il personale sanitario, garantire linee guida terapeutiche nazionali aggiornate con regolarità e monitorare i modelli prescrittivi, assicurare risorse sufficienti per consentire la prescrizione dei farmaci rimborsati a tutti i pazienti eleggibili. Garantire un accesso equo all’innovazione in oncologia resta una questione ancora aperta.