Farmaci made in Spazio, una realtà prossima ventura

Farmaci made in Spazio, una realtà prossima ventura

Lo spazio si prepara a diventare una nuova frontiera per l’industria farmaceutica. Non più soltanto un ambiente in cui sperimentare nuovi processi biologici, ma un luogo di produzione di farmaci, terapie avanzate e materiali biologici. Così, mentre la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) si avvia alla conclusione della sua fase operativa, aziende farmaceutiche e biotech sono già al lavoro per portare la produzione in microgravità.

Dalla ricerca alla produzione

La microgravità offre condizioni difficili da replicare sulla Terra, in particolare per quanto riguarda i prodotti biologici, giacché può modificare il modo in cui cellule, proteine e altre particelle si aggregano, favorendo la formazione di strutture più uniformi.

Gli esperimenti condotti negli ultimi anni hanno già prodotto risultati concreti. MSD, per esempio, ha utilizzato la ricerca effettuata a bordo della Stazione Spaziale Internazionale per contribuire allo sviluppo della formulazione sottocutanea di pembrolizumab.

Anche la bioingegneria sta guardando allo Spazio. A bordo della Stazione Spaziale Internazionale, Auxilium Biotechnologies ha utilizzato una bio-stampante per produrre strutture contenenti cellule umane di fegato, rene e cartilagine, prototipi sperimentali che potrebbero aprire la strada alla produzione di tessuti destinati alla medicina rigenerativa.

Il passaggio alle piattaforme commerciali

Il prossimo passaggio sarà rappresentato dalle stazioni spaziali commerciali, infrastrutture private destinate a sostituire progressivamente la ISS e a ospitare attività di ricerca, produzione e sperimentazione in orbita, come quelle sviluppate da Starlab, Vast e Axiom Space. L’obiettivo è rendere gli esperimenti più frequenti, automatizzati e soprattutto scalabili, creando, al contempo, una “supply chain” in grado di fare rientrare i materiali dall’orbita.

A questo proposito, l’azienda lussemburghese Space Cargo ha sviluppato il sistema BentoBox, destinato al trasporto e al rientro di materiali dall’orbita, in grado di trasportare fino a una tonnellata di carico.

Europa in prima linea

In Europa il passaggio dalla ricerca alla produzione è già al centro del progetto SPACTORY, finanziato dall’Unione europea e coordinato da SpacePharma, che punta a sviluppare una struttura automatizzata e miniaturizzata per la produzione di farmaci in microgravità, con particolare attenzione alla cristallizzazione degli anticorpi monoclonali.

La piattaforma, progettata per essere controllata da Terra, pesa circa 24 kg. L’obiettivo è validare, con questa infrastruttura, la produzione di un anticorpo monoclonale nello Spazio per utilizzare, in prospettiva, la microgravità per una produzione farmaceutica scalabile.

Il nodo regolatorio. Il Regno Unito si muove per primo

La domanda è logica e consequenziale: come certificare un processo produttivo che avviene nello Spazio, controllare la qualità del prodotto e garantire che ciò che torna sulla Terra rispetti gli stessi standard di un medicinale prodotto tradizionalmente?

Il Regno Unito si è già mosso in questa direzione. A marzo 2026 UK Space Agency, MHRA, Regulatory Innovation Office e Civil Aviation Authority hanno annunciato un percorso regolatorio dedicato alla produzione farmaceutica in orbita, attraverso linee guida, casi studio e un forte coinvolgimento della filiera produttiva.

Negli Stati Uniti, invece, il quadro al momento non è ancora definito. Secondo quanto riporta Reuters, FDA e NASA non hanno ancora stabilito un percorso regolatorio equivalente per i prodotti farmaceutici realizzati nello Spazio.

La direzione, però, è ormai chiara: lo spazio sta passando da laboratorio sperimentale a possibile infrastruttura produttiva. La sfida dei prossimi anni sarà capire se i vantaggi della microgravità saranno sufficienti a compensare i costi e la complessità di portare materie prime e prodotti finiti dentro e fuori dall’orbita.

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