La prossima rivoluzione della formazione medica potrebbe non essere un corso scritto meglio o prodotto più velocemente. Potrebbe essere una conversazione. Un trial randomizzato pubblicato su JMIR Medical Education mostra che un paziente virtuale alimentato da intelligenza artificiale può migliorare le capacità comunicative di studenti e professionisti sanitari più di una tradizionale attività di studio individuale.
Il sistema si chiama SOPHIE ed è stato progettato per simulare un paziente oncologico con malattia avanzata. I partecipanti potevano interagire con il sistema e ricevere feedback su empatia, chiarezza e capacità di coinvolgere il paziente. Il confronto è stato condotto su 51 partecipanti, divisi tra un gruppo che ha utilizzato il paziente virtuale e un altro che ha ricevuto materiali di lettura per la stessa durata. Le competenze sono state valutate prima e dopo l’intervento attraverso pazienti standardizzati e valutatori indipendenti.
Il gruppo che aveva utilizzato l’AI ha mostrato miglioramenti superiori su tutte le dimensioni considerate, oltre a un incremento della fiducia nelle proprie capacità comunicative. Il campione è limitato e non permette di affermare che il beneficio si manterrà nel tempo o si trasferirà automaticamente nella pratica clinica reale. Ma il segnale è importante perché sposta il ruolo dell’AI nella formazione. Non più soltanto autore, correttore o tutor. Diventa parte stessa dell’esperienza.
È qui che il tema si collega direttamente al mercato ECM. Per anni la formazione a distanza è stata costruita soprattutto intorno alla trasmissione di contenuti: video, slide, testi, quiz. L’AI rende possibile qualcosa di diverso. Un professionista può confrontarsi con un paziente virtuale, commettere errori, ripetere la conversazione, ricevere un feedback immediato e affrontare decine di scenari diversi senza i costi logistici della simulazione tradizionale.
“Se questa tecnologia dimostrerà di funzionare su scala più ampia, l’ECM potrebbe cambiare natura. Non più soltanto corsi da seguire, ma situazioni da affrontare. È un passaggio enorme perché porta la formazione molto più vicino al comportamento reale del professionista”, sottolinea Francesco Maria Avitto, Direttore Editoriale Quotidiano Sanità
Per provider e aziende farmaceutiche il tema non è soltanto tecnologico. È economico e progettuale. Se un paziente virtuale può essere utilizzato centinaia o migliaia di volte, la formazione esperienziale diventa molto più scalabile. E questo può aprire nuovi format per la comunicazione delle cattive notizie, il counselling, la gestione delle aspettative, la condivisione delle decisioni e persino l’addestramento delle reti Medical. La domanda non è più se l’AI possa produrre un corso. È quanto a lungo continueremo a chiamare “corso” qualcosa che potrebbe diventare una simulazione continua.