Per anni il mercato dell’ECM ha avuto un vincolo molto concreto: produrre buona formazione costa. Servono autori, revisori scientifici, coordinamento editoriale, progettazione didattica, aggiornamento bibliografico, produzione dei materiali, piattaforme, segreterie, accreditamento. Una parte consistente del valore economico di un corso è sempre stata legata al fatto che trasformare conoscenza scientifica in un prodotto formativo richiede tempo e molte ore di lavoro qualificato. L’intelligenza artificiale potrebbe cambiare proprio questo equilibrio.
Uno studio italiano pubblicato su Dermatology Reports offre una prima dimostrazione concreta. ChatGPT-4 è stato utilizzato per produrre l’handbook, due casi clinici e altri materiali di un corso sull’acne successivamente revisionato da un dermatologo esperto. Il corso è stato poi realmente erogato a 556 medici italiani.
Non siamo quindi davanti alla consueta prova di laboratorio su ciò che l’AI “potrebbe” fare, ma a un percorso formativo arrivato fino agli utenti finali. Il 95% degli iscritti ha completato il corso, quasi otto medici su dieci hanno riconosciuto un valore nell’utilizzo dell’AI per produrre materiali ECM e oltre il 95% ha espresso valutazioni positive su rilevanza, qualità ed efficacia percepita.
Il dato non dimostra che un corso costruito con l’intelligenza artificiale sia migliore di uno tradizionale. Dimostra però che una delle componenti più costose e lente della filiera ECM può essere compressa drasticamente. Ed è qui che lo studio diventa molto più interessante per il mercato italiano della formazione continua rispetto alla semplice domanda se ChatGPT sappia scrivere un buon testo scientifico.
Se la produzione di una prima versione completa di un corso passa da giorni o settimane a ore, cambia il costo marginale della formazione. Diventa possibile produrre più moduli, aggiornarli più frequentemente, adattarli a specialità differenti, trasformare più rapidamente una nuova evidenza scientifica in un percorso formativo e costruire programmi molto più verticali anche per pubblici numericamente piccoli.
È difficile pensare che questo non produca conseguenze sul mercato. L’ECM finanziata dall’industria potrebbe progressivamente spostarsi da pochi grandi progetti costruiti con cicli produttivi lunghi a ecosistemi formativi molto più continui, aggiornabili e segmentati. Un corso potrebbe non essere più un prodotto che nasce, viene accreditato, rimane online per mesi e poi viene sostituito. Potrebbe diventare un contenitore aggiornato molto più frequentemente, con moduli diversi per livelli di esperienza, setting assistenziali o bisogni informativi differenti. La stessa evidenza scientifica potrebbe generare rapidamente versioni diverse per specialisti, MMG, farmacisti o altri professionisti sanitari, mantenendo una base scientifica comune ma adattando profondità e linguaggio.
Questo significa però che la produzione di contenuti rischia di diventare rapidamente una commodity. Se tutti i provider potranno generare in tempi molto più brevi testi, casi clinici, quiz, riassunti e materiali didattici, il vantaggio competitivo non sarà più la capacità di “fare un corso”. Sarà la capacità di costruire corsi che qualcuno abbia realmente interesse a seguire.
Cambia quindi anche il ruolo dei provider ECM. Meno fabbriche di contenuti, sempre più progettisti di esperienze formative, capaci di scegliere i temi giusti, coinvolgere faculty autorevoli, costruire format efficaci, distribuire la formazione, raggiungere target qualificati e soprattutto dimostrare che quella formazione produce qualcosa oltre al semplice completamento dei crediti.
“Se l’intelligenza artificiale riduce drasticamente il costo di produzione dei contenuti, il mercato ECM non scompare: diventa più competitivo. Il valore si sposta dalla capacità di produrre un corso alla capacità di costruire un progetto formativo che i medici vogliano davvero seguire e che abbia una qualità scientifica riconoscibile. Per i provider significa che contenuti, tecnologia e accreditamento non basteranno più a differenziarsi”, osserva Francesco Maria Avitto, Direttore Editoriale Homnya.
C’è poi un secondo effetto, probabilmente ancora più importante. La riduzione dei costi di produzione può abbassare la soglia economica per entrare nel mercato. Un piccolo provider con una buona capacità scientifica e tecnologica potrebbe produrre una quantità di formazione che fino a pochi anni fa richiedeva strutture editoriali molto più grandi. Al tempo stesso i grandi operatori potrebbero sfruttare l’AI per aumentare enormemente la scala, creando decine di percorsi partendo dalla stessa infrastruttura. In entrambi i casi aumenta l’offerta.
E quando l’offerta aumenta più rapidamente della domanda, il rischio è evidente: più corsi, più contenuti, più crediti disponibili, ma non necessariamente più attenzione da parte dei professionisti sanitari.
È qui che potrebbe aprirsi la vera battaglia dell’ECM dei prossimi anni. Non sulla produzione, ma sull’attenzione. Se creare un corso diventa facile, convincere un medico a dedicarvi un’ora del proprio tempo diventa ancora più difficile. Distribuzione, reputazione scientifica, qualità della faculty, forza editoriale, community professionali e capacità di intercettare un bisogno reale diventano asset molto più importanti della semplice capacità produttiva.
Anche il rapporto con l’industria farmaceutica potrebbe cambiare. Un’azienda potrebbe chiedersi sempre meno quanto costa produrre trenta slide o un handbook e sempre più quale problema formativo sta cercando di risolvere, quale audience intende raggiungere e quale risultato vuole ottenere. Il rischio, naturalmente, è che la riduzione dei costi venga interpretata semplicemente come un’opportunità per produrre più formazione. Sarebbe probabilmente la risposta peggiore. In un mercato già saturo di contenuti, l’AI non dovrebbe servire a moltiplicare i corsi, ma a renderli più tempestivi, più specifici e più rilevanti.
Lo studio italiano sull’acne non annuncia quindi la fine dell’ECM tradizionale. Segnala qualcosa di più concreto: uno dei principali costi industriali della formazione medica sta iniziando a ridursi. Quando accade in qualsiasi mercato, il valore si sposta altrove. Nell’ECM probabilmente si sposterà verso autorevolezza scientifica, progettazione, distribuzione, capacità di generare attenzione e misurazione dei risultati.
La domanda non è più se l’AI saprà produrre corsi ECM. Ha già iniziato a farlo. La domanda è quanto varrà ancora, fra qualche anno, limitarsi a produrli.