Le persone con disabilità grave o complessa possono incontrare numerose barriere nell’accesso alle prestazioni ospedaliere, da quelle comunicative e relazionali fino agli ostacoli organizzativi e ambientali. Un prelievo, una visita o un esame diagnostico possono trasformarsi in esperienze particolarmente difficili per chi presenta deficit intellettivo-comunicativi, disturbi dello spettro autistico, gravi compromissioni motorie o patologie neurodegenerative. È in questo contesto che si inserisce il progetto TOBIA della ASL di Frosinone, pensato per costruire percorsi assistenziali personalizzati e facilitare l’accesso alle cure.
Il modello prevede ambienti protetti, accessi dedicati e il coinvolgimento di un’équipe multidisciplinare, con il coordinamento di un care/case manager. L’obiettivo è ridurre attese e situazioni di stress e garantire una presa in carico più integrata, dalla valutazione multidisciplinare agli esami diagnostici, fino ai ricoveri brevi. Il Direttore Generale della ASL di Frosinone, Arturo Cavaliere, illustra prospettive e obiettivi del progetto.
Quali sono le principali difficoltà che oggi incontrano le persone con disabilità grave o complessa quando devono accedere alle prestazioni ospedaliere e in che modo TOBIA interviene concretamente per superarle?
“Le persone con disabilità grave o complessa continuano a incontrare barriere che rendono difficoltoso, e talvolta traumatico, l’accesso alle prestazioni ospedaliere. Parliamo di ostacoli comunicativi, relazionali, organizzativi e ambientali che incidono anche sulle attività sanitarie più semplici: un prelievo, una visita specialistica, un esame diagnostico possono diventare esperienze estremamente complesse per chi presenta deficit intellettivo-comunicativi, disturbi dello spettro autistico, gravi compromissioni motorie o patologie neurodegenerative che comportano totale dipendenza dal caregiver.
TOBIA nasce proprio per rispondere a queste difficoltà. Garantisce accessi facilitati, ambienti protetti e percorsi realmente personalizzati. Le prestazioni – dalle visite multidisciplinari agli screening, dagli esami diagnostici anche in sedazione ai ricoveri brevi – vengono organizzate sulla base dei bisogni individuali, riducendo al minimo tempi di attesa e situazioni potenzialmente stressanti. È un modello di cura fondato sulla sensibilità, sull’empatia del team e su spazi dedicati, che permette di creare luoghi protetti e di abbattere le barriere che spesso ostacolano l’approccio alla diagnosi e alla terapia. TOBIA rappresenta, a tutti gli effetti, un concreto esempio di umanizzazione delle cure”.
La presenza di un’équipe multidisciplinare e di un care/case manager permette di costruire percorsi su misura. Quanto è importante, per la ASL, investire proprio sulla capacità dei diversi professionisti di lavorare insieme intorno ai bisogni della singola persona?
“L’équipe multidisciplinare è il cuore del progetto TOBIA. Nessun professionista, da solo, può rispondere alla complessità dei bisogni di una persona con disabilità grave. Per questo TOBIA integra medici, infermieri, psicologi, assistenti sociali, OSS e tecnici della riabilitazione: competenze diverse che lavorano intorno alla persona, non alla singola prestazione.
Il care/case manager è la figura che garantisce continuità, coerenza e coordinamento del percorso. Accompagna il paziente, anticipa i bisogni, facilita il dialogo tra i professionisti e assicura che ogni fase sia costruita su misura. Investire su questa capacità di integrazione significa, per la nostra ASL, promuovere una sanità più moderna, equa e vicina alle persone. Significa passare da un modello frammentato a una presa in carico globale, che unisce cura, relazione, ascolto e protezione. TOBIA incarna pienamente i principi di universalità, uguaglianza, equità e dignità umana delle cure”.
Quali risultati vi aspettate nei prossimi mesi e quali condizioni dovranno verificarsi perché TOBIA possa diventare un modello strutturale e, eventualmente, essere ulteriormente potenziato nella ASL di Frosinone?
“Nei prossimi mesi ci aspettiamo risultati concreti: una riduzione significativa dei tempi di attesa per le persone con disabilità complessa, un aumento degli accessi facilitati, una maggiore appropriatezza delle prestazioni e una crescita della soddisfazione delle famiglie e dei caregiver. Ci attendiamo anche un miglioramento della qualità percepita delle cure, perché TOBIA non è solo un servizio: è un modo diverso di accogliere e accompagnare.
Per rendere TOBIA un modello strutturale e ulteriormente potenziato nella nostra ASL, è necessario garantire continuità delle risorse professionali dedicate, consolidare la formazione multidisciplinare, rafforzare il Contact Center e integrare sempre più il progetto con i servizi territoriali e con le Centrali Operative Territoriali. È inoltre fondamentale un monitoraggio costante degli esiti, perché la qualità deve essere misurata e migliorata nel tempo.
La nostra visione è chiara: TOBIA deve diventare un pilastro stabile della rete ospedaliera provinciale. Un servizio che non si limita a rispondere ai bisogni, ma che li anticipa. Un modello che rende la nostra Azienda ancora più attenta ai cittadini e che rafforza la presa in carico globale delle persone con disabilità.
In questo percorso, desidero esprimere un sincero ringraziamento al Presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, alla sua Giunta e, in modo particolare, all’Assessore all’Inclusione Sociale e ai Servizi alla Persona, Massimiliano Maselli. Grazie alla loro visione e al loro impegno, la vera integrazione sociosanitaria è oggi una realtà concreta: una risposta tangibile che rende l’ospedale un luogo ancora più inclusivo, accogliente e attento ai bisogni di tutte le persone, soprattutto le più fragili. Il sostegno della Regione rappresenta la condizione essenziale per trasformare TOBIA in un modello stabile, capace di crescere e di generare valore per l’intera comunità”.