L’Agenzia Italiana del Farmaco ha concesso la rimborsabilità a daratumumab in formulazione sottocutanea (SC) in combinazione con bortezomib, lenalidomide e desametasone (daratumumab-VRd) per il trattamento in prima linea del mieloma multiplo.
Nello specifico, la combinazione è rimborsabile per il trattamento di pazienti adulti con mieloma multiplo di nuova diagnosi, sia eleggibili sia non eleggibili al trapianto autologo di cellule staminali (ASCT). L’impiego della combinazione a base di daratumumab è associato a un miglioramento significativo del tasso di assenza di malattia residua minima (MRD), della sopravvivenza libera da progressione e del tasso di risposta completa o superiore rispetto allo standard terapeutico.
Daratumumab agisce sull’antigene CD38, una proteina espressa sulla superficie di diverse neoplasie ematologiche – incluse le plasmacellule clonali del mieloma multiplo – inducendo la morte delle cellule tumorali.
La decisione dell’AIFA è supportata dai dati degli studi registrativi di fase III PERSEUS e CEPHEUS.
In particolare, lo studio PERSEUS ha confrontato il regime daratumumab-VRd sottocutaneo come terapia di induzione e consolidamento, seguito da mantenimento con daratumumab SC e lenalidomide (D-R), rispetto al trattamento standard VRd nelle stesse fasi, seguito da lenalidomide in mantenimento.
I risultati dello studio, a un follow-up mediano di 47,5 mesi, hanno mostrato un miglioramento significativo dell’endpoint primario della sopravvivenza libera da progressione (PFS). La sopravvivenza libera da progressione mediana non è stata raggiunta nel braccio trattato con daratumumab-VRd; tuttavia, grazie a modelli matematici di previsione, è stata stimata pari a 17,1 anni.
Nella fase di mantenimento, inoltre, il trattamento con daratumumab SC è stato interrotto dopo almeno 24 mesi in circa due pazienti su tre che avevano ottenuto una risposta completa o migliore e mantenuto uno stato MRD-negativo per almeno 12 mesi.
Lo studio CEPHEUS ha invece confrontato daratumumab-VRd SC rispetto a VRd, mostrando che, a un follow-up mediano di 59 mesi, il tasso complessivo di assenza di malattia residua minima (MRD) con sensibilità pari a10?5 — ovvero nessuna cellula tumorale rilevata su 100mila cellule del midollo osseo — è risultato del 60,9% nei pazienti trattati con daratumumab-VRd.