Roche: ocrelizumab conferma i dati a lungo termine nella SM

14 giugno, 2018 nessun commento


Nuovi, positivi dati per ocrelizumab di Roche, che saranno presentati al 4° Congresso della European Academy of Neurology (EAN) dal 16 giugno al 19 giugno a Lisbona. I dati sull’efficacia e sulla sicurezza a lungo termine sono coerenti con il profilo rischio-beneficio favorevole di ocrelizumab sia per la sclerosi multipla recidivante (SMR) che per la forma primariamente progressiva (SMPP). Confermata l’efficacia di ocrelizumab nella SMR in base a diversi parametri relativi all’attività di malattia sottostante e alla progressione della disabilità. I dati relativi all’attività cerebrale alla RM misurata nel periodo randomizzato e nella fase di estensione in aperto (OLE) degli studi di fase III confermano i benefici apportati da ocrelizumab nella riduzione dell’attività di malattia sottostante la SMR che si sono protratti per quattro anni di trattamento continuativo. I pazienti che hanno proseguito la terapia con ocrelizumab hanno mantenuto un basso numero di lesioni in T1 captanti gadolinio (T1 Gd+) [0,017−0,00 lesioni T1 Gd+ per scansione] e di lesioni in T2 nuove e/o in espansione (T2 N/E) [0,052−0,072 lesioni T2 N/E per scansione] fino al secondo anno della fase OLE. I pazienti, che all’inizio del periodo OLE, sono passati dal trattamento con interferone beta-1a a ocrelizumab, hanno evidenziato una soppressione completa delle lesioni T1 Gd+ per scansione al primo e al secondo anno (0,48−0,00 lesioni T1 Gd+ per scansione), nonché una riduzione delle lesioni T2 N/E per scansione pari all’85% e al 96% rispettivamente al primo e al secondo anno (2,16−0,33 e 0,08 lesioni T2 N/E per scansione). I soggetti che hanno proseguito la terapia con ocrelizumab fino al secondo anno del periodo OLE hanno mantenuto un basso tasso annualizzato di recidiva (ARR) e una bassa progressione della disabilità confermata a 24 settimane (CDP24). I pazienti che sono passati dal trattamento con interferone beta-1a a ocrelizumab hanno manifestato una riduzione significativa dell’ARR e della CDP24 entro il primo anno, la quale si è mantenuta fino al secondo anno di trattamento. Le analisi di nuovi dati di fase III dimostrano che ocrelizumab può fornire benefici significativi nella disabilità, come ritardare di sette anni la necessità di impiego della sedia a rotelle per le persone con sclerosi multipla primariamente progressiva (SMPP). Roche continua il suo impegno nei confronti delle persone con forme progressive di SM avviando due nuovi studi globali di fase IIIb che valuteranno l’efficacia di ocrelizumab in un numero elevato di persone con diverse forme di SM progressiva.

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Tag:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*