POC marketing: negli USA ROI di quattro a uno

15 giugno, 2016 nessun commento


Al cosiddetto POC marketing, ovvero il marketing nei punti di cura, come gli studi medici, vengono  attualmente destinati il 10% dei 5 miliardi di dollari che le pharma investono in pubblicità, secondo fonti del settore citate da Mediapost.

I vantaggi di questo tipo di marketing ci sono e includono, oltre agli inserzionisti, anche medici e pazienti. “Se quest’ultimi sono più inclini ad ascoltare messaggi pubblicitari negli studi medici, gli esperti preferiscono avere il controllo della messaggistica che arriva alla popolazione e in questo modo possono farlo”, ha spiegato Shradha Agarwal, presidente e co-fondatore di ContextMedia, una società privata che cura da dieci anni i contenuti pubblicitari nei point of care.

“I medici apprezzano il fatto che la pubblicità sia in un ambiente protetto, da loro controllato. Possono quindi sapere cosa i pazienti apprenderanno nella sala d’attesa e se i pazienti chiederanno ulteriori informazioni saranno pronti e informati per rispondere”.

Aumentano le prescrizioni
Ed è un metodo efficace. ContextMedia, ha sottolineato Agarwal, ha rilevato un aumento medio del 32% delle prescrizioni scritte per marche specifiche pubblicizzate nel punto di cura. “Questo è un ritorno di quattro a uno dell’investimento”: il che significa che per ogni dollaro speso, gli inserzionisti ottengono 4 dollari di valore indietro. ContextMedia traccia i ROI attraverso partner tra cui IMS Health, ZS Associates e Crossix.

Una recente campagna per un farmaco antidiabetico di Novo Nordisk è riuscita addirittura a portare a casa un ritorno di cinque a uno dell’investimento. La campagna è nata con l’obiettivo di aumentare le prescrizioni del farmaco ma ha sortito, come effetto secondario, la raccolta di dati molto importanti: quali studi medici prescrivevano più spesso i farmaci di Novo Nordisk e quali mezzi tra TV, tablet o wallboards erano risultati più efficaci.

 

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